Il telescopio dell’800 per osservare il cielo da Monfestino
Serramazzoni. Costruito artigianalmente da Francesco Toni «Si chiama Jules Verne e sarà a disposizione dei turisti»
SERRAMAZZONI. Si chiama Jules Verne, e promette spettacoli affascinanti come quelli nati dalla fantasia del mitico scrittore. È un telescopio mozzafiato di 3,5 metri che da alcuni giorni ha dato vita a un osservatorio astronomico unico in provincia, immerso nella quiete e nel fascino senza tempo dell’antico borgo di Monfestino (Serra), all’ombra della chiesa e dell’antica torre campanaria.
Lo ha pensato, progettato e costruito Francesco Toni, 37enne che vive nella frazione, dove si è innamorato del suo verde, della sua quiete e soprattutto dello splendido cielo stellato ammirabile a quota 800 metri. È un rifrattore di 220 millimetri F15 che emana fascino dal primo sguardo: è nuovissimo ma sembra di fine ’800, con il grande focheggiatore in ottone per la messa a fuoco, i rivetti (le “borchie”) che uniscono i fogli di metallo calandrati, il suo “verde vagone” e tanti altri particolari. In una parola, il suo disegno antico. E l’eleganza dei movimenti.
«È futuristicamente ottocentesco – spiega scherzando Francesco – l’ho pensato vedendo delle edizioni anni Trenta e Quaranta di “Dalla Terra alla Luna”, per questo l’ho chiamato Verne. È un sogno che si realizza per me». Ci ha lavorato un anno e mezzo, mettendo a frutto tutta l’esperienza maturata in quasi vent’anni di costruzione casalinga di telescopi, grazie a cui ha realizzato il rifrattore amatoriale più grande d’Italia, simile anche a quello di Giovanni Schiaparelli, l’astronomo che elaborò la teoria dei canali su Marte: «Tutto è partito - racconta – quando un amico mi disse che c’era un astronomo di Milano, Domenico Gellera, che voleva donare una montatura equatoriale (il perno che permette di seguire gli astri, ndr) degli anni ’60. Era tutta disassemblata e arrugginita, ma mi ha conquistato subito: sarebbe diventata la base del mio telescopio». L’ha pulita assieme all’amico Daniele Borghi di Reggio, poi a poco a poco ci ha costruito sopra tutto, prima su carta e poi in garage, avvalendosi anche di altre abili mani come quelle di Marco Tagliavini di Varana, che ha costruito la grande colonna di supporto. Sono stati via via installati gli altri pezzi e, grazie alla collaborazione con il parroco don Franco Mislei e Giampaolo Toni del locale gruppo Alpini, ha preso forma un angolo che sembra nato per essere osservatorio, sotto le vecchie mura. Un ponte verso il cielo che permette di vedere ingranditi fino a 500 volte pianeti, sole e luna. La prova è stata fatta il 13-14 agosto, catalizzando subito l’attenzione di decine e decine di persone incuriosite e affascinate. Ora, per evitare folle e attese, è partito il circuito di prenotazioni (al 392 3998598 o email a frncis@libero.it), e presto sarà disponibile anche un sito ad hoc. «L’idea è quella di attirare un nuovo turismo - sottolinea Francesco – e per questo ringrazio anche l’assessore Maria Chiara Venturelli per la collaborazione. Credo che sia un’esperienza unica assaporare il cosmo nel silenzio, la pace e la storia che si respira qui. Per questo sto preparando anche un altro telescopio da posizionare sul lato opposto del crinale: quello servirà a osservare lo spazio profondo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
