«Compro-oro senza colpe se acquista in base alla legge»
Il rapinatore tunisino già liberato dopo l’arresto è al centro dello sdegno dei carpigiani. L’uomo giovedì mattina ha violentemente scippato delle loro collane due anziane signore – una a Cibeno e...
Il rapinatore tunisino già liberato dopo l’arresto è al centro dello sdegno dei carpigiani.
L’uomo giovedì mattina ha violentemente scippato delle loro collane due anziane signore – una a Cibeno e un’altra in via Cadamosto - ed è stato arrestato, giudicato, condannato a 16 mesi e infine rimesso in libertà, con pena sospesa,
Era stato arrestato anche in agosto per altre due rapine avvenute a Modena.
Altrettanto sdegno e dubbio nei cittadini la circostanza che la refurtiva – poi recuperata – fosse stata venduta a un negozio di compro-oro solo pochi minuti prima dell’arresto da parte della pattuglia della Squadra Volante del Commissariato.
Dunque è possibile – si sono chiesti in molti – che un esercizio commerciale si possa rendere in qualche modo complice di un reato?
Il titolare di una nota gioielleria del centro storico spiega come funziona la compravendita di preziosi. «Questo tipo di servizio è ben regolamentato. Chi viene per vendere ori o argenti – racconta – deve necessariamente esibire un documento di identità. Noi, qui, facciamo una valutazione e, se questa è di gradimento per il venditore, procediamo a compilare un registro, che viene periodicamente controllato dalla Polizia, dove indichiamo gli estremi del documento d’identità, la residenza della persona, gli oggetti venduti e la cifra elargita: in fondo a tutto ciò, il venditore appone la sua firma».
Per legge, spiega, i gioielli rimangono in giacenza presso l’esercizio dieci giorni, un lasso di tempo utile nel caso questi siano oggetto di refurtiva, trascorsi i quali, però, se nessuno li dovesse reclamare, diventano di proprietà del gioielliere che li porta a un banco metalli che, a sua volta, li fonde e li restituisce in forma di lingotto.
«Proprio perché possono avvenire episodi come quello di tre giorni fa – continua – personalmente “setaccio” la clientela. Se, ad esempio, viene un ragazzino appena maggiorenne, temporeggio, lo porto a farlo desistere. Il “male” non è nella categoria dei gioiellieri o dei compro-oro, ma nelle persone: non posso chiedere la fedina penale alle persone, tuttavia ho maturato una discreta esperienza, negli anni: è possibile riconoscere sia le persone dubbie e inaffidabili sia gli oggetti di incerta provenienza. Due collane rotte, di un certo valore, in mano a una persona all'apparenza giovane, mi avrebbero fatto pensare».
Dunque? «I ladri e i ricettatori sanno dove andare a rivendere il loro bottino – conclude – hanno i “loro” posti, dove capita non venga chiesto alcun tipo di documento». (v.c.)
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