Modena: Passione e sacrifici, la vita da mago dello street food
Dall’esperto al debuttante. I trucker che in questi giorni animano il Novi Sad sono carichi non solo di prodotti gastronomici della loro terra, tutti rigorosamente freschi ci tengono a precisare, ma...
MODENA Dall’esperto al debuttante. I trucker che in questi giorni animano il Novi Sad sono carichi non solo di prodotti gastronomici della loro terra, tutti rigorosamente freschi ci tengono a precisare, ma anche delle loro storie fatte di passione e fatica, cambiamento e ambizione. Un background personale che emerge tra un Churritos e un Tortello nella lastra; sapori, gusti, profumo di cibo e scelte di vita che fanno attraversare mari, fiumi, montagne e colline. Reinaldo Rutilo, 39 anni di Caracas, è uno dei primi truckers in Italia. Nella capitale del Venezuela aveva aperto un ristorante che ha dovuto chiudere a causa dei costi di gestione troppo alti così ha deciso di restare nel settore, ma in un modo diverso. Da allora sono trascorsi 12 anni e vanta la bellezza di sei truck, insomma una piccola impresa la sua. «La vita del trucker, confessa, è abbastanza dura. Si viaggia tutto il tempo però alla fine c’è anche un rientro economico».
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Sacrifici, investimenti, determinazione e tanta-tanta passione. «Io amo il mio lavoro e sono orgoglioso di quello che faccio» spiega Reinaldo con il sorriso anche negli occhi. Dal Venezuela all’Argentina il passo è breve. In questo caso la tradizione la fa da padrone: Antonio, 39 anni argentino trapiantato a Cesena, porta avanti quella che un tempo era l’attività di famiglia “Manolo restaurant argentino”, fondato nel 1920, la sua è la quinta generazione. Assieme alla compagna Elisabetta gira l’Italia in lungo e in largo tra uno street food e l’altro: «è una vita stressante, racconta con un filo di amarezza, è un tipo di lavoro che... è come una lotteria perché non si sa mai se oggi fai 10 o 100».
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A volte, infatti, è “più la spesa che l’impresa” per questo la scelta di partecipare ai tanti Street Food Festival che animano le piazze italiane non è mai dettata dal caso, ma programmata nel corso dell’anno. «Adesso di queste iniziative ce ne sono abbastanza, sono di moda» sentenzia anche per questo secondo Antonio è importante conoscere chi e come organizza gli eventi perché con «troppi truck è impossibile lavorare, l'ideale sarebbero tra i 20 e i 25 anche per le persone che vengono ad assaggiare i nostri prodotti. Chi viene a queste manifestazioni cerca di mangiare qualcosa di diverso rispetto al suo solito». Per divertimento, ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco è nato Big Blue, gestito un insegnante di Storia dell’Arte, Nicola Fantini e due architetti,
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Cornelia Pizzagatti e Andrea Fontana. «Il mondo del lavoro oggi, racconta Cornelia, ti porta a trovare un po' te stesso a rimetterti in gioco. Io e Andrea siamo laureati in Architettura, ma con poca soddisfazione in ufficio, poco lavoro e quindi ci si reinventa» , ma fare il trucker non è semplice come conferma Andrea, «il lavoro non è solo il week end perché c'è tutta la preparazione durante la settimana. A Modena abbiamo proposto i sardoncini fritti e per farlo il pesce deve essere fresco altrimenti è cattivo. Siamo andati a Cesenatico, abbiamo comprato il pesce e poi pulito uno ad uno. Un po' stressante» nonostante ciò gli fa eco Nicola «può essere un vero lavoro per l’afflusso di gente che arriva a queste manifestazioni. Noi però lo facciamo per hobby».
L’insoddisfazione o l’essere precari in alcuni casi rende creativi una persona. La storia di Elisa Valbonesi va in questo senso. 37 anni, insegnante precaria ha fatto un investimento di 23 mila euro e, da una vecchia roulotte utilizzata dalla Protezione Civile nel terremoto dell’Irpinia del 1980, ha realizzato il suo truck. Una debuttante del mestiere, ha avvito l’attività lo scorso 13 agosto, ma la determinazione mostrata è giusta: quella dello street food.
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