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Serracchiani: «Ventimila volte sì No al no solo per far fuori Renzi»

di Gabriele Farina
Serracchiani: «Ventimila volte sì No al no solo per far fuori Renzi»

«Direi ventimila volte sì: non vedo alternative». Debora Serracchiani non ha dubbi sulla riforma costituzionale. Il vicesegretario del Partito democratico è stata ieri ospite della Festa del Pd. A...

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«Direi ventimila volte sì: non vedo alternative». Debora Serracchiani non ha dubbi sulla riforma costituzionale. Il vicesegretario del Partito democratico è stata ieri ospite della Festa del Pd. A Ponte Alto il motto è “L’Italia che dice sì”. «Ho un grande rispetto per chi dice che la riforma si poteva scrivere meglio - ha detto il presidente del Friuli Venezia Giulia - ma non tollero, nel partito e fuori, chi dice di no per far fuori Renzi e il governo. L’hanno fatto con tutti e sono sempre gli stessi». Un chiaro riferimento a oppositori interni quali Massimo D’Alema, citato da Serracchiani. «Dopo aver avuto tanto dal partito - ha assicurato l’ospite - devi aiutare gli altri a diventare più bravi di te e non sparare alle gambe». Renzi ha legato le sorti della riforma al futuro personale? «La fila per chiedere le dimissioni sarebbe stata troppo lunga», ha aggiunto Serracchiani. Il vicesegretario è entrata ben più nel merito di quanto fatto da Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme costituzionali, a Bosco Albergati. Al Pala Conad i suoi giudizi netti e critici hanno riscosso numerosi applausi da parte di un pubblico gremito, seppur (ancora una volta) poco giovane. Giovani sono gli studenti che attendono risposte dalla “buona scuola”. «Non siamo riusciti a risolvere tutti i problemi - ha ammesso l’ex avvocato - ma ci stiamo impegnando a farlo. Gli algoritmi possono sbagliare, ma le centomila stabilizzazioni andavano fatte». Inevitabile parlare di sisma. «Il nostro Paese è fragile - ha ricordato Serracchiani - ma ciò non deve giustificare i mancati investimenti sulla prevenzione».

Risposte positive sono attese dal nuovo codice sugli appalti. «Abbiamo bisogno di procedure semplici - ha detto l’ex europarlamentare - perché è nella complessità che si annidano le ombre. La semplificazione non vuol dire però assenza di controlli». Due le proposte sul tema. La prima riguarda l’educazione civica («iniziamo a parlare ai bambini di corruzione e legalità»); la seconda prende in considerazione gli appalti stessi. «Evitiamo quelli al massimo ribasso - ha detto l’ospite - perché si fanno investendo meno sui lavoratori e sulla sicurezza. Scegliamo l’offerta economicamente più vantaggiosa: riprendiamoci la responsabilità di decidere bene».

Non sono mancati gli attacchi esterni. A partire dalla Lega. Matteo Salvini è stato paragonato a una marionetta. «Sono burattini? C’è anche Salvini?», ha chiesto Serracchiani quando il volume da un ambiente contiguo s’è alzato notevolmente. «Non è più semplice dire “lasciateli morire in mare, basta euro” come qualcuno fa?», ha aggiunto l’ospite, parlando del calo di consensi nel Pd. C’è poi il Movimento 5 Stelle con le prime difficoltà per il sindaco romano Virginia Raggi. «Se nei primi settanta giorni avessi fatto come lei mi avrebbero impalato in piazza Unità d’Italia a Trieste - ha spiegato l’ospite - Roma è in mano alle lotte tribali del M5S: non vengano a dare lezioni». Infine, la giustizia. «Abbiamo reintrodotto il falso in bilancio - ha ricordato Serracchiani - aumentando le pene».

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