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L’abbuffata alcolica si allarga ai minorenni di Carpi

di Valeria Cammarota
L’abbuffata alcolica si allarga ai minorenni di Carpi

Il dott. Bigarelli: «Anche al Ramazzini casi di ragazzi finiti in coma etilico». Spesso la causa è l’esibizione dei comportamenti sui social per avere attenzione

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CARPI I giovani cominciano a bere sempre prima, si ubriacano di più e vedono l’alcol come un elemento di socializzazione. Due anni fa era la Neknomination, un fenomeno per cui ci si filmava mentre si beveva d’un fiato una pinta di alcoolici, per poi postare il video sui social network nominando due persone che dovevano fare la stessa cosa. Oggi è il Binge Drinking (letteralmente, “abbuffata alcolica”), termine che indica l'assunzione di più bevande alcoliche una di seguito all'altra, senza limiti al tipo di sostanza ingerita: lo scopo è l'ubriacatura immediata. Sono giovani, giovanissimi, i protagonisti di queste “bravate”. A Carpi, ad oggi, su 111 alcolisti in carico al Sert - 79% uomini, 21% donne – anche minorenni e appena maggiorenni.

«Nel 2015 erano due, i minori in cura per alcol – spiega il dottor Massimo Bigarelli, responsabile del Sert – che, su 111 pazienti, rappresentano il 2%: un dato non di poco conto. Attualmente, abbiamo un solo paziente sotto i 18 anni. Per quanto riguarda la fascia d’età dai 18 ai 25 anni, nel 2015 abbiamo seguito quattro persone: nel 2016, sei. Ciò conferma un trend non in riduzione: è un fenomeno costante e questi sono solo i dati di chi arriva al Sert, ma chissà quanti altri ne esistono...».

Chi sono i ragazzi che bevono fino a rischiare la morte?

«Un recente studio della Società Italiana di Sociologia della Salute – spiega Bigarelli – ci dice che il fenomeno non è tipico dell’alcolista, ma proprio di giovani che non sono mai ragazzi disagiati, anzi: spesso questo è un comportamento che sancisce uno stato d’animo positivo e felice. Anche a Carpi abbiamo avuto casi di minori in coma etilico, ultimamente. Sono persone la cui presa in carico è difficile: non sono pazienti tradizionali, ma giovani occasionalmente e pericolosamente sconsiderati. La fascia d’età va soprattutto dai 16 ai 18 anni e un elemento fondamentale è dato dall'esibizione di questi comportamenti sui social, come a dire “guardatemi”. Questi ragazzi non sono alcolisti, non bevono tutti i giorni: vogliono attirare l’attenzione e i social aggravano la situazione».

Cosa fare?

«Collaboriamo con i servizi di neuropsichiatria infantile, il Centro per l’Adolescenza, il Gruppo Alcolisti Anonimi e il Cat – continua - per creare ponti: la consapevolezza del problema, in questi ragazzi, è molto scarsa, a volte non sanno dare risposte sul perché l’abbiano fatto».

Ancor più preoccupante l’aspetto famigliare. «Non è facile trovare la collaborazione delle famiglie – chiarisce Bigarelli – nonostante le campagne di prevenzione nelle scuole, è basilare che anche i genitori riescano ad avere consapevolezza e a essere coesi nel messaggio che danno ai propri figli. Spesso c’è troppa indulgenza e si sottovaluta...».

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