«Confidustria Emilia sarà determinante in ambito nazionale»
Vacchi di Unindustria sulla fusione con Modena e Ferrara: «Pronti tra 9 mesi, l’organizzazione si baserà sulle filiere»
Ancora nove mesi di gestazione e poi la nuova Confindustria Emilia, l'associazione che nasce dalla fusione di quelle territoriali di Bologna, Modena e Ferrara, sarà a regime con la prima assemblea e siederà tra le federazioni di industriali più grandi del Paese, assieme a giganti come Assolombarda.
«Sarà una delle più grandi territoriali italiane, non solo per numero di associati, ma anche per la qualità dei contenuti economici e sociali che esprimiamo e che grazie alle maggiori dimensioni sapremo ancor meglio rappresentare», ha affermato il presidente di Unindustria Bologna, Alberto Vacchi, dal palco dell'ultima assemblea dell'associazione felsinea.
«Nella futura Confindustria Emilia l'organizzazione sarà per filiere», ha chiarito Vacchi, rilanciando uno dei temi che più di altri hanno caratterizzato il suo programma nella corsa per la presidenza nazionale di Confindustria.
«Tra nove mesi porteremo alla prima assemblea unita un programma dettagliato di lavoro, con lo spirito di voler scrivere una nuova pagina della politica industriale del Paese e lo faremo da una posizione di assoluto vantaggio per le dimensioni che Confindustria Emilia avrà, per la qualità delle nostre imprese, che da sempre sono state etichettate come le imprese del fare e del fare bene», ha sottolineato ancora Vacchi per evidenziare che la nuova realtà emiliana intende avere un ruolo non marginale negli equilibri interni di Confindustria nazionale.
«Questo processo - ha detto Vacchi - non avverrà senza un confronto con tutti gli attori, ancor più di quanto si sia fatto nel passato». Riguardo al duello perduto con Vincenzo Boccia per la presidenza nazionale, Vacchi ha detto che «non ha lasciato divisioni tra noi e Roma. Ci auguriamo che il nostro messaggio di rinnovamento, di modernizzazione degli apparati, di rimozione dei vincoli alla crescita sia recepito anche nelle aree meno produttive del Paese». Vacchi ha toccato anche il tasto delle riforme: «Ne abbiamo bisogno - ha detto - ma anche di sbloccare gli investimenti nazionali, perché non potendo continuare a investire e avendo blocchi sulla legge di stabilità è particolarmente complicato». Quanto al referendum costituzionale, il patron dell'azienda Ima ha chiesto di tenere distinte «le posizioni personali da quelle dell'associazione. Personalmente sono per le riforme e per il sì al referendum. Confindustria nazionale ha espresso una posizione netta a livello territoriale, noi non esprimiamo una posizione formale».
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