La collina delle polemiche: fumata grigia tra le parti
I residenti di Pontenuovo hanno incontrato in Comune i progettisti dei cantieri «Hanno accolto le nostre richieste, vedremo se le rispetteranno veramente»
La “collina delle polemiche”, che guarda Pontenuovo, ultimo lembo del territorio che arriva fin al parco di Montegibbio (e per questo sotto la tutela della soprintendenza dei beni artistici e storici e ambientali) ha vissuto un nuovo atto ieri mattina in una sala degli uffici tecnici del Comune, dove si è tenuta la riunione tra un gruppo di residenti, progettisti rappresentanti della proprietà, l’assessore all’Ambiente Sonia Pistoni, il comandante della polizia municipale Stefano Faso ed alcuni tecnici comunali.
«La sintesi di quanto abbiamo discusso – ha riferito Roberta Lumetti, rappresentante di un numeroso numero di famiglie che abitano sotto la collina interessata dal cantiere in cui si stanno realizzando un paio di ville padronali - è che all’apparenza le nostre richieste sono state accolte. Vedremo se lo saranno in concreto».
Le richieste erano essenzialmente di due tipi: garantire lo stato di salute della collina, oggetto dell’intervento urbanistico, dove già sono state tagliate numerose piante che in parte ne garantivano il drenaggio (in passato diverse volte le case a valle sono state invase dall’acqua in occasione di temporali); realizzare le opere per drenaggio e scarico delle acque; regolarizzare il muro di circa 60 metri ed alto 2 metri (in alcune zone doveva essere di 80 centimetri).
«Non so se quello che è stato promesso verrà fatto nei tempi pattuiti – ha continuato Lumetti – ma ci hanno detto che ci sarà un nuovo incontro verso la fine del mese entro il quale dovranno coprire uno dei due cumuli di terra che è stata sistemata da una parte dell’area del cantiere; portare via quella che non verrà utilizzata e mettere a posto il muro».
Rabbia quando tra i presenti è corsa la voce che eventuali irregolarità sono “sanabili”: «È sempre la solita storia – ha sbottato un residente del condominio Tulipano, che nei piani bassi è penalizzato dal muro alto 2 metri - che alla gente comune non viene concesso nulla ed a coloro che possono pagare anche eventuali situazioni difformi si dia la possibilità di sanare pagando».
A proposito di soprintendenza e tutela del territorio significativo anche l’intervento di un sassolese che, appena più in alto della zona interessata, oltre una decina di anni fa, attese più di sei anni per costruire. «Mi dissero che la soprintendenza non approvava il progetto – ha detto con disappunto – e mi hanno portato avanti per anni facendomi rimettere tanti soldi, fino a quando con i progettisti abbiamo avuto riconosciuto il nostro diritto. Adesso si procede, si fanno le cose, poi si danno opportunità di sanare il malfatto. Dire che vi siano due pesi e due misure è poco».
Dall’altra parte poche dichiarazioni, oltre alla esposizione dei disegni e del progetto che verrà realizzato. Solo un accenno, da parte tecnici intervenuti, al ricorso all’opinione pubblica da parte dei residenti.
«Se non aveste chiamato la stampa – hanno detto - non ci sarebbero stato ritardi nei lavori e adesso saremmo più avanti nelle opere da portare a termine».
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