«Quella terra è nostra, non ce ne andremo»
La famiglia insediata abusivamente sul suo appezzamento in strada Cave Rubbiani replica ai residenti
«Noi resteremo qui, anche dopo la scadenza della proroga del Comune. Resteremo perché il terreno è nostro, perché non sappiamo dove andare e perché cercheremmo di utilizzare i benefici della nuova legge regionale in aiuto ai nomadi».
Gli occupanti abusivi del loro terreno in stradello Cave Rubbiani sono determinati a rispondere ai residenti della zona che hanno chiesto un nuovo incontro al Comune dopo aver saputo che non solo non era stato programmato lo sgombero che pure doveva avvenire secondo ordinanza in luglio, ma ce potevano restare lì con proroga fino al 16 settembre. La coppia – lui camionista, lei nomade sinti modenese, con tre figli minorenni – abita lì da ormai un anno dopo che il terreno è stato acquistato dalla madre di lei e donato a una figlia, una bambina piccola. «Noi non occupiamo un terreno – spiega il capofamiglia - perché quel terreno è nostro».
Il terreno sarà pure loro, dicono i residenti della zona vicino all’argine del Panaro, ma è sottoposto a due vincoli stretti, uno legato all’uso agricolo e l’altro alla protezione paesistica del territorio, un territorio fragile vicino alla golena che potrebbe essere sottoposta ad alluvione.
«Non sappiamo niente di tutto questo – spiega l’autotrasportatore - quando abbiamo firmato il rogito non c’era scritto nulla a proposito dei vincoli e neanche il vecchio proprietario aveva detto niente. Quando ce lo contesteranno, vedremo cosa fare. Per ora noi viviamo su quel terreno ma non ci stiamo a scopo edilizio. Noi siamo su una roulotte e una casetta mobile tenuta che si può spostare velocemente».
La coppia contesta le voci di presenza di altri occupanti. «La roulotte in più era di un amico, l’ha lasciata lì ma non ci stava nessuno. Noi abbiamo messo un gazebo ma non c’è nessuna parte cementificata, sui può facilmente controllare».
Ma come penseranno di fare il 16 settembre, giorno della scadenza della proroga? «Noi resteremo anche dopo. Io non metto i miei figli sotto un ponte o parcheggiati vicino all’Alta Velocità. Quel terreno è nostro e ricorreremo a quanto previsto anche dalla nuova legge regionale sui nomadi dato che mia moglie è nomade di nascita».
«Chiedo ai vicini di lasciarci in pace, di smetterla con offese e cattiverie – dice la donna – abbiamo figli piccoli che frequentano la scuola. Non facciamo male a nessuno. Chiediamo di stare lì in pace».
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