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Salvata, dona tre defibrillatori

Salvata, dona tre defibrillatori

Vanna Corsini: «Viva grazie all’insistenza della Croce Blu. Dopo il coma giusto pensare alla comunità»

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SAN FELICE. Vanna Cosini è la più bella testimonianza di solidarietà, di caparbietà, di spirito di sacrificio e di cittadinanza che la Bassa terremotata possa raccontare.

Questa donna di 62 anni, vedova da quattro, chiamata ancora oggi a contribuire al sostentamento di una famiglia composta di una figlia in cerca di occupazione e due nipoti minori, costretta dalle ombre della burocrazia post sisma a rinunciare alla riparazione della casa dove viveva da ragazza e a mettere fior di quattrini in quella dove vive ora con la figlia, lunedì sera è salita su un palco in piazza.

Per donare.

Un dono concreto e simbolico alla comunità, un abbraccio alle persone che le hanno salvato la vita e che, in un mondo indifferente, non l’hanno affatto lasciata indifferente.

Una storia, quella di Vanna, che riparte un anno fa.

Dalle scariche elettriche insistite e disperate che il personale della Croce Blu di San Felice, Medolla e Massa si ostinava a dare al petto di quella che ormai era considerata una ... salma.

«Maggio 2015 - racconta lei stessa, senza ostentare il benchè minimo edonismo - Ero a letto nella nostra casa di via Galeazza. Accanto a me si era appisolato uno dei miei due nipoti, Edoardo. Devo la mia vita anzitutto a lui. Si è svegliato sentendomi rantolare, Ha chiamato sua madre, mia figlia, con ogni determinazione. Poco dopo a casa c’erano i volontari della Croce blu e il medico».

Dell’equipaggio in ambulanza facevano parte Luisa Sgarbi, Antonietta Rendina e Franco Ballistrieri, nomi che Vanna non potrà mai dimenticare. «Ero stata colpita da un arresto cardiaco. Il cuore si era fermato - racconta Vanna - Nel pessimismo che ormai non si arrestava, Luisa ha continuato ad insistere con il defibrillatore. Una insistenza che alla fine ha riacceso un flebile battito. Il cuore è ripartito. Mi sono risvegliata dieci giorni dopo, all’ospedale di Baggiovara, dopo il coma» .

E in ospedale Vanna è rimasta due mesi. Per avviare una lunga riabilitazione, che l’ha rimessa in piedi e che oggi, con l’ausilio di un bastone, le consente di camminare.

«Sto provando a ridurre l’importante dose di medicine che assumo, per completare il recupero», si propone con forza e ottimismo.

Lei che nella vita dopo il lavoro in un’agenzia assicurativa aveva affiancato il padre nella conduzione del negozio di macelleria in una Pavignane che non c’è più, reinventadosi poi esperta nell’assemblaggio di materiale elettronico. Lei che quattro anni fa ha trovato senza vita il marito Stefano, persona stimata in tutto il paese, sopraffatto dai pensieri che il terremoto e le sue disavventure si erano portati dietro, dovendosi reinventare anche in quella occasione perno di una famiglia giovane e come tante in difficoltà.

Eppure questa donna ha deciso di sostenere una spesa importante. L’altra sera era sul palco del paese assieme ai vertici della Croce Blu per un gesto da strappare le lacrime: il dono di tre defibrillatori alla comunità. Due saranno installati in centro in paese, uno allo stadio.

«Mi sono sentita di farlo per restituire un segno concreto alla comunità. Sulla mia persona ho scoperto l’importanza di questi strumenti, per ridurre il rischio, perchè persone colpite da arresto cardiaco in un luogo pubblica possano avere un’opportunità in più. Quella che è stata concessa a me dal destino, dalla perspicacia di mio nipote e dall’insistenza di Luisa...».

Con Luisa, sul palco, c’è stato un grandissimo e liberatorio abbraccio, calorosamente sottolineato dagli altri componenti dell’equipaggio, dal vicepresidente della Croce Blu, Rino Cecconi , dal pubblico e dalle autorità presenti.

«Avrei voluto donare di più - si schernisce Vanna - ma di più non riuscivo...».

Invece il suo gesto è l’evidente volano della solidarietà che spesso manca. In tanta bellezza dell’altruismo che una vita umana può consentire, Vanna non ha certo dimenticato l’intuito decisivo di suo nipote, che nella drammatica notte diede l’allarme. «Oggi ha 14 anni, è un ometto responsabile. Diciamo che la nonna sta mettendo da parte i soldini per la sua prima automobile. E spero che anche in quella occasione possa essere io a consegnarglieli». Buona fortuna, immensa Vanna.

Alberto Setti

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