«Da Lecce a Carpi da un giorno all’altro Assunzioni da folli»
«Ho rigevuto una mail alle 14: il giorno dopo dovevo essere a Carpi». Una comunicazione che può essere letta come un sogno da un docente al primo incarico. Tuttavia, non è il caso di A.T., insegnante...
«Ho rigevuto una mail alle 14: il giorno dopo dovevo essere a Carpi». Una comunicazione che può essere letta come un sogno da un docente al primo incarico. Tuttavia, non è il caso di A.T., insegnante da oltre due decenni. La sua materia? Sostegno. Una disciplina per cui, più di ogni altra, serve un criterio che dovrebbe essere premiante: la continuità didattica. Al racconto manca un particolare. La donna ha 53 anni. Un altro elemento di “poco conto”? Avrebbe dovuto spostarsi da Lecce o, meglio, Santa Cesarea Terme.
«Anche avendo avuto i bagagli pronti - garantisce la professoressa - i treni erano tutti prenotati. Non ho l’esperienza di una ragazzina che prende in mano il bagaglio e va via. In questi casi c’è da sistemare gli affetti di una vita. Eppure, di questo non se parla mai». Come può passare sotto silenzio il dolore legato alla separazione da una figura di riferimento. Diventare un modello non è semplice per chi tende a chiudersi su stesso. Quando ciò accade e poi il castello di carte rischia di crollare i danni possono essere seri.
«La mia alunna, una ragazzina autistica, è in preda al panico - confessa la donna - al pensiero di non poter stare più con me a scuola. Continua a farmi tante domande alle quali non so rispondere. Ancora oggi spero di trovarmi all’inizio della scuola. I ragazzini autistici hanno bisogni educativi speciali. Hanno bisogno di un punto di riferimento. Qualsiasi cambiamento li mette in ansia, crea loro disagi».
Ciò sta accadendo anche per gli insegnanti. “Chi custodirà i custodi?”, chiedeva l’autore latino Giovenale nel primo secolo dopo Cristo. La domanda della Satira VI appare più attuale che mai, anche se la risposta non fa ridere.
«Le assunzioni sono fatte in modo casuale, selvaggio, scorretto - denuncia A.T. - e in più non si parla del problema principale: i ragazzi». Non è indifferente che ai docenti si «raccontano favole come lo scambio di cattedre». Un’ipotesi di cui non si conoscono le indicazioni pratiche. «Bisogna avere le idee chiare su un territorio così vasto - ammette l’insegnante - e in cui ci sono problemi enormi. È impossibile per chi cerca con un computer a casa qualcuno con cui cambiare la cattedra».
Fatto sta che il 12 settembre l’intervistata si dovrebbe presentare in un istituto di Carpi. «Ho fatto domanda di assegnazione provvisoria», riprende la donna. Resta lo scenario della chiamata diretta. «Un’altra assurdità - conclude la docente - di cui non si capisce il motivo. È un modo scorretto di cambiare. La scuola era stata salvaguardata dal problema delle raccomandazioni». (g.f.)
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