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Pagò per uccidere il padre, vuole lo sconto

Pagò per uccidere il padre, vuole lo sconto

Vignola. Processo semplificato a Pancaldi, compagno e mediatore. L’accoltellatore patteggia?

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VIGNOLA. Il 20 ottobre Cristina Pancaldi, il compagno Fabio Rasponi e Rosario Sambasile, a cui la coppia si era rivolta per trovare un potenziale killer per il padre di lei, saranno in aula per essere giudicati con rito abbreviato. Sui tre pendono accuse pesanti: tentato omicidio in concorso, a cui si aggiungono le aggravanti per la figlia di Luciano Pancaldi che dovrà rispondere anche di tentato parricidio e premeditazione. Perché il pm Pasquale Mazzei ritiene che il tentativo di uccidere il 74enne sia stato pianificato e avesse come principale obiettivo quello di incassare l’eredità. Optando per il rito abbreviato i tre otterrebbero comunque uno sconto di un terzo della pena se il giudice, Eleonora De Marco, dovesse condannarli. Pancaldi e Rasponi, difesi dall’avvocato Mario Marchiò, sono ancora in carcere dove resteranno fino all’udienza di ottobre. Rimane detenuto anche Sambasile, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Inglima, che ha più volte detto di non essere stato a conoscenza delle mosse (autonome) del killer assoldato. E qui si arriva al 40enne Salvatore Vascoli, colui che materialmente aggredì e accoltellò Luciano Pancaldi a metà novembre del 2015, a pochi passi dalla sede della polizia municipale. Vascoli, difeso dall’avvocato Enrico Fontana, ha scelto una strada diversa rispetto a quella dei “compari”. Sa che ci sono prove piuttosto pesanti a suo carico e i carabinieri della Tenenza di Vignola hanno ricostruito nel dettaglio il suo ruolo. Ecco perché vuole uscire il prima possibile dalla vicenda attraverso il patteggiamento.

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