Gazzetta di Modena

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Direzionale Manfredini: Il gigante di cemento abbandonato a se stesso

Marco Amendola e Stefano Luppi
Direzionale Manfredini: Il gigante di cemento abbandonato a se stesso

Una montagna di mattoni dall’impiego futuro ignotoDall’alto l’edificio appare imponente, ma i segni del tempo si iniziano a notare

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Modena dall'alto, così, non si era mai vista. Ora è possibile grazie a un drone di ultima generazione che la Gazzetta di Modena ha utilizzato per osservare la città e in particolare alcuni dei luoghi dove il degrado è evidente. Situazioni note da anni - ma vederle da un nuovo punto di vista fa impressione e porta a richiedere in fretta interventi allo Stato, alla Regione, agli enti locali, ai privati, per risolvere una situazione davvero allarmante. Vedere, per credere, sul sito www.gazzettadimodena.it le foto e i video che il drone di ultima generazione ha prodotto.

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Uno degli esempi più eclatanti è il cosiddetto "bunker Alcatraz" di viale Corassori, il direzionale Lorenzo Manfredini costruito alla fine degli anni '80 quale sede dell'allora Banco san Geminiano e san Prospero. Vedere dall'alto questo autentico "mostro" edilizio chiuso da molti anni fa davvero impressione: molte migliaia di metri cubi di cemento oggi abbandonati al loro destino dopo che un progetto è andato fallito pochi anni fa. Tralasciando per un attimo il fatto che il fondo trevigiano proprietario dell'edificio attualmente non sa che pesci pigliare - visto che per evitare ulteriore degrado è costretto a una manutenzione onerossima - la visione dall'alto richiama il fallimento della politica urbanistica che ne permise la costruzione. Siamo nel 1984, sindaco Mario Del Monte, quando il Comune approva il piano particolareggiato per la zona Corassori ideato dal noto architetto Vittorio Gregotti. Nel 1987 l'architetto Carlo Rusconi Clerici erige il direzionale Manfredini che, come si vede, si compone di un livello 4 metri sotto la strada e tre piani suddivisi in vari volumi ed edifici. Come spiega l'esperto Federico Ferrari il bunker

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«Nonostante un certo sovradimensionamento rispetto alle reali esigenze del committente e un rapporto di scala con l'intorno non sempre controllato, l'edificio si impone come segnale urbano dotato di indubbia potenza figurativa».
Del resto la storia di questo luogo è una spina nel fianco di tutte le ultime amministrazioni. Pochi anni fa, infatti, l'edifico la cui "mostruosità" è messa bene in luce dalle foto e riprese che pubblichiamo sembrava dovesse avere un nuovo utilizzo dopo l'uscita della banca modenese. Era il 2010, epoca delle promesse dell'ex assessore Daniele Sitta che intravvedeva la possibilità di rivoluzionare l'area anche attraverso costruzioni e demolizioni. Ma poi fioccarono le polemiche e non se ne fece nulla tanto che a fine 2013 il Comune bocciò l'utilizzo di questo vecchio direzionale come sede degli uffici comunali. Il Comune non ha valutato in quella occasione idonea l'offerta dei proprietari del Manfredini, la società Numeria sgr. Dopo averne valutato i requisiti la commissione comunale disse, anche a seguito di sopralluoghi e un'approfondita istruttoria su costi di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria, che l'ente locale non poteva permettersi la proposta. Il costo annuale d'affitto per il Manfredini, infatti, sarebbe stato di circa un milione e 900 mila euro, con una parte imputata a quota prezzo in vista dell'ipotesi di acquisto nell'arco di 20 anni della parte di immobile interessata, per un costo totale di circa 31 milioni e 400 mila euro oltre all'Iva.
 

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