PARLIAMOCI. M5S, da Roma a Formigine
A Formigine, come in tante altre piazze d’Italia, per dimenticare Roma e farla, possibilmente, dimenticare. I Cinque Stelle inforcano la bici e provano a pedalare tra la loro gente,...
A Formigine, come in tante altre piazze d’Italia, per dimenticare Roma e farla, possibilmente, dimenticare. I Cinque Stelle inforcano la bici e provano a pedalare tra la loro gente, in testa quel Di Maio che rischia di pagare in termini di leadership personale l’imbarazzante disastro dei primi mesi di giunta (giunta...?) Raggi. E nel bagno di folla che preferisce credere al complotto, al concentrarsi dei poteri forti e degli avversari contro l’ascesa inarrestabile del Movimento è facile sentire intonso quel consenso, quell’afflato di popolo scontento su cui i sondaggi cominciano a dubitare.
Il grillismo costretto a limitarsi alla sua versione di lotta, incapace di dimostrare il valore della diversità e del cambiamento in quella di governo? Non è detto e sarebbe un errore se gli stessi capi del direttorio o come si chiamerà domani o già oggi cedessero alla tentazione del ripiegamento sugli slogan e la sfida dialettica da talk show , digitale o reale che sia. Colpisce in queste settimane che nessuno nel M5S rifletta su una cosa: che c’è anche Torino e non solo Roma.
Che a Torino una neo sindaca pentastellata ha approntato la sua squadra, ha scelto le persone, ha iniziato ad affrontare i problemi, a stabilire relazioni partendo da quelle con i cittadini che l’hanno eletta per arrivare a tutti gli ambienti istituzionali o comunque rilevanti nella comunità. Come deve fare un sindaco: che poi sarà giudicato, non dai tribuni ma dalla stessa cittadinanza nelle forme che tutti conosciamo.
Punto e basta: e infatti quel fantomatico complotto per destabilizzare Di Maio, De Battista, Beppe stesso e compagnia su Torino non si è concentrato, non ha usato l’inaudita violenza di cui è accusato a Roma. Certo, il peso della capitale è diverso, come la sua rilevanza politica e gli effetti sul quadro nazionale: ma forse sarebbe bastato, e basterà ovunque, fare come si è fatto a Torino e a Roma invece no.
Provare a governare, come da mandato degli elettori, e riuscirci almeno un po’ tenendosi lontani dal senso del ridicolo. Metterebbe a tacere tutto e tutti: certo, poi sarebbe più difficile gridare al lupo, al lupo; o piangere come un bambino a cui portano via il pallone con cui gioca. Ma qualche volta quel pallone ci sono bambini che se lo bucano da soli.
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