In mille a Modena alla festa islamica in polisportiva
Fedeli da Modena e dalla provincia, di varie nazionalità, insieme per ricordare il “sacrificio di Abramo”: preghiere e abbracci alla Gino Pini
MODENA Sono arrivati intorno alle 7,30 alla Polivalente Gino Pini da tutta la città e dagli angoli più remoti della provincia. In autobus, a piedi, in macchina, in bicicletta. Bengalesi, marocchini, guineani, bosniaci, un microcosmo universale della presenza islamica sul nostro territorio. Molti di loro erano vestiti a festa per le celebrazioni dell'Eid el Adha, la festività che chiude il periodo del pellegrinaggio canonico alla Mecca, l'Hajj, quinto pilastro dell'Islam. Una ricorrenza che la moschea di via delle Suore, la più antica e affollata del territorio, ha celebrato nella Polivalente Gino Pini, struttura capace di accogliere le migliaia di fedeli accorsi per la solennità.
«Si tratta di una giornata particolare, paragonabile alla vostra Pasqua, con l'Eid el Fitr, la festa che chiude il Ramadan, questa è la ricorrenza più importante del nostro calendario», dice Driss Wagueg, portavoce della moschea di via delle Suore. L'Eid el Adha, in arabo la “festa del sacrificio”, intende ricordare il sacrificio di Abramo, primo patriarca delle religioni monoteiste: «Per questo motivo ogni padre è tenuto a comprare un agnello e banchettare con la famiglia. Dopo la preghiera coloro che hanno prese le ferie si recheranno nelle macellerie halal della città per ritirare l'ovino che hanno prenotato e ne devolveranno una parte ai poveri affinché tutti possano festeggiare in dignità questo sacro giorno», spiega Wagueg.
All'interno, mentre un migliaio si inginocchiavano nella direzione della Mecca per le orazioni, alcuni volontari circolavano per raccogliere le offerte: «Serviranno per la ristrutturazione della moschea, benché l'edificio sia di proprietà comunale le spese di manutenzione sono a carico della comunità: intendiamo montare un impianto fotovoltaico, poi c'è l'aria condizionata da mettere in funzione», dice il portavoce. All'esterno della struttura, intorno al banchetto con datteri e latte, è un tripudio di salamelecchi, i musulmani si abbracciano con calore, molti sono eleganti: avvolti nelle loro immacolate tuniche bianche, i loro zuccotti in testa, le barbe lunghe ma curate, il tappetino della preghiera sotto il braccio.
Nelle scarpiere traboccanti di calzature c'erano anche scarpe anti-infortunistiche, da lavoratore. «Abbiamo deciso di ricordare l'Eid presto alla mattina per permettere ai fedeli di recarsi al proprio lavoro. Nei paesi musulmani la festa dura tre giorni, qui a Modena in molti hanno preso un giorno di ferie per stare assieme alla famiglia e celebrare la festa ma non tutti hanno potuto permetterselo”, osserva Cisse Fode dirigente della moschea.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
