Nubifragi, l’allarme di Lombroso: «Colpa dell’uomo non del tempo»
Il meteorologo spiega perché scoppiano acquazzoni violenti come quello della scorsa settimana «Col riscaldamento globale diventeranno frequenti, dobbiamo cambiare o ci dovremo rassegnare»
Il caldo è tornato, attenti ai temporali. Non è un controsenso, ma un’equazione matematica per Luca Lombroso. Il meteorologo dell’ateneo di Modena analizza nubifragio e conseguenti danni dello scorso mercoledì. «Non sono provocati dal tempo - dice - perché, con quello che ha combinato la specie umana, non sono più fenomeni eccezionali». Eccezionalmente imprudenti possono essere invece certi comportamenti visti proprio durante e dopo il fenomeno. «Perché le persone si mettono alla guida o in bici - domanda Lombroso - e non si fermano? Perché, quando tutto è finito, correvano nonostante il letto di scivolose foglie per terra?». Attenzione, per Lombroso, va fatta alla scelta di termini e immagini. «Non è stata una tromba d’aria - riprende - ma un fenomeno differente, che va affrontato in modo diverso, con norme di comportamento diverse. Una tromba d’aria tira via le foglie e i rami, poi il vento abbatte gli alberi. Su Facebook girano foto di tornado di sei anni fa. È un po’ la distinzione esistente tra infarto e ictus». Cose del genere, comunque, sempre secondo il meteorologo, torneranno a battere il nostro territorio. «Non torneranno nell’immediato - garantisce - ma in futuro vedremo ben di peggio. Il riscaldamento globale sta provocando un aumento di 1.1, 1.2 gradi centigradi. A livello locale l’incremento sarà più alto. Di danni ne avremo sempre di più». Come sempre accade, fortuna e scienza viaggiano su due binari separati. «Il nostro territorio non è più fortunato di altre zone - assicura Lombroso - e non è una questione di fortuna. Non si tratta di fenomeni così rari come si potrebbe credere. Anche in passato si verificavano ogni otto o dieci anni, con venti tra i 90 e i 100 chilometri orari». Il pensiero corre ad altri eventi più gravi come il sisma in Centro Italia. «Molte coperture sono volate via, le lamiere si sono staccate per un effetto vela - prosegue Lombroso - e quindi dobbiamo ripensare il modo con cui sono state costruite le strutture. Durante un evento estremo le scuole, gli edifici pubblici e le caserme devono essere i più sicuri. Per mettere in sicurezza tutta Italia ci vuole tempo; tuttavia, per certe categorie non ci si può esimere». Intanto, cosa si può fare? «Nemmeno eliminare tutte le auto blu sarebbe sufficiente - dice - ma si possono togliere tutte le vetture dal centro storico. Lasciamo mezzi di trasporto pubblici e proibiamo anche le auto elettriche. Diminuiamo le autostrade, fermiamo la cementificazione del territorio, investiamo sulle energie rinnovabili. A Parigi, durante la Settimana della mobilità sostenibile, i mezzi di trasporto sono gratuiti. Brasiliani, cinesi e americani si stanno adattando ai cambiamenti climatici, noi dobbiamo guardare a casa nostra».
Gabriele Farina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
