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Prof modenese contro i test Invalsi: il caso davanti al giudice

Prof modenese contro i test Invalsi: il caso davanti al giudice

Domani udienza al Tribunale del Lavoro per il ricorso avviato da Sabina Piccinini contro i quiz per gli studenti imposti dal Ministero: «Violano la Costituzione»

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I quiz a crocette riescono a esprimere bene cosa ha appreso uno studente nell’arco dell’anno scolastico? Un insegnante può rifiutarsi di adottarli?

Domani torna davanti al Giudice del lavoro del Tribunale di Modena il caso del ricorso contro i test Invalsi per gli esami di quinta elementare e di terza media.

Il ricorso - unico nel suo genere in Italia - è stato presentato ormai cinque nani fa da una insegnante modenese, Sabina Piccinini, e si trascinata nelle aule del tribunale da tempo in attesa di un chiarimento: la Piccinini è infatti convinta che quello imposto agli studenti in vista del diploma di fine elementari e medie si tratti di un test del tutto privo di validità didattica. L'udienza di domani potrebbe essere quella risolutiva.

Dopo il rinvio dello scorso aprile, domani alle 11 si terrà l'udienza del “processo all'Invalsi”, quelli che secondo la docente modenese sono “gli assurdi test a crocette previsti dal Ministero dell'Istruzione per controllare la qualità dell'insegnamento di matematica e italiano”.

La docente modenese, Sabina Piccinini, sostenuta dalla Flc Cgil da quattro anni resiste contro il ministero per difendere la libertà dell'insegnamento, prevista dall'articolo 33 della Costituzione. Nel 2012 la docente presentò ricorso contro l'ordine di servizio del Dirigente scolastico che le imponeva la somministrazione dei test.

La Piccinini ha eseguito l'ordine facendo sottoporre gli alunni all'Invalsi nonostante il suo convincimento contrario, ma poi a presentato il ricorso ora davanti al giudice.

Il ricorso muove da una serie di domande che fanno appello alla coscienza della docente: «Può un insegnante, in virtù delle proprie competenze, rifiutarsi di somministrare test imposti dall'alto che non tengono conto dei tempi di apprendimento e delle individualità dei singoli ragazzi? - spiegò la Piccinini all'epoca del ricorso - Può un dirigente scolastico trasformarsi in un funzionario agli ordini dell'apparato amministrativo ed imporre, con un ordine di servizio, le scelte didattiche? Con la legge 107, la cosiddetta “Buona scuola” il preside diventa “leader educativo” cui competono le scelte didattiche e dei docenti da mettere in campo per realizzarle. La Costituzione sancisce invece la libertà di insegnamento, per cui, la scelta finale in termini di didattica dovrebbe spettare agli insegnanti».

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