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Parte la caccia al lavoro tra delusioni e speranze

di Rino Filippin
Parte la caccia al lavoro tra delusioni e speranze

Alessia: «Licenziata dopo 3 anni di apprendistato: ora vado a Los Angeles» C’è anche chi a 40 anni è costretto a tornare in casa dagli anziani genitori

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Volti tristi e preoccupati ieri mattina di fronte all’ingresso del Centro dell’Impiego di Carpi. Italiani, stranieri, giovani e meno giovani tutti con il bigliettino in mano in attesa della chiamata, nella speranza di trovare finalmente un posto di lavoro.

«Se le sembrano molti gli utenti di oggi - sottolinea un 58enne disoccupato da due a nni - le consiglio di tornare per qualche giorno di seguito: a volte il piazzale è stracolmo».

Finita l’estate si ripiomba insomma nell’incubo. Le situazioni sono tante, qualcuna disperata, altre che possono contare sul “salvagente” costituito dalla famiglia d’origine. «Io - dice Luca Sala, 42 anni, specializzato nella conduzione di scavatori e saldatore - ho lavorato per circa 20 anni in un’anzienda che poi ha ridotto il personale e mi ha lasciato a casa. Da 4 anni lavoro a singhiozzo e ho dovuto rinunciare al mio appartamento per tornare ad abitare con i miei. Per vivere sto utilizzando i risparmi, ma credo che dovrò abbandonare il progetto di sposarmi».

«Sono almeno 10 anni - prosegue un altro quarantenne, Antonio Gentile - che vado avanti a forza di tirocini da poche centinaia di euro al mese. La mia compagna, in un’occasione di qualche tempo fa, per un mese di tirocinio ha percepito 80 euro. Non so se chi ci governa si rende conto di come sia la realtà per la gente comune».

In un altro angolo del piazzale antistante al Centro per l’Impiego di via Lenin ci sono due stranieri. «Siamo pakistiani - dice uno - : io il lavoro ce l’ho, il mio connazionale invece è senza da due anni. È in Italia con un permesso di “asilo politico”, ma non sa parlare bene la vostra lingua. Vive a Napoli dove riceve un sussidio giornaliero ed è venuto a Carpi a incontrare i suoi cugini e a cercare lavoro».

Molto delusa invece una ragazza di 24 anni. «Sono ragionera - racconta Alessia - e dopo tre anni in un’azienda come apprendista mi hanno licenziata. Mi hanno detto che per loro è stata una scelta sofferta, ma che non potevano fare altrimenti visto che una mia assunzione a tempo indeterminato sarebbe stata troppo onerosa per loro. Per me - continua - è stata una grande delusione, tanto da farmi maturare il desiderio di lasciare l’Italia. Io e il mio fidanzato andremo a Los Angeles a caccia di buone opportunità».

Poi incontriamo una mamma di 37 anni, Antonella Iannatore: «Quando ho i colloqui - racconta - si va sempre a finire sulla situazione familiare. Quando dico che ho due figli piccoli i titolari storcono il naso. Dicono che non possono permettersi troppe assenze e che quindi il posto non possono darmelo. Una situazione davvero difficile per me e mio marito, anche perché con un mutuo sulle spalle c’è il rischio di finire in mezzo alla strada».

Due ragazze parlano tra loro con un accento dell’Est Europa. «Siamo qui da anni - dicono le donne, una originaria della Russia e l’altra dell’Ucraina - ma il lavoro fatichiamo a trovarlo. Speriamo che oggi le impiegate del Centro per l’impiego ci diano qualche buona notizia». Ieri mattina c’era anche qualche dirigente tra gli utenti del Centro per l’impiego. «Dopo 20 anni come responsabile di un settore aziendale - racconta Davide, 45 anni - sono stato licenziato. È stata una bruttissima esperienza, mi sono sentito svuotato, depresso. Adesso però devo reagire e cercare altre opportunità anche se credo non sarà facile». Intanto la fila davanti al Centro si allunga. L’ultimo in attesa ha il numero 62.

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