Emanuela, 60 km al giorno per andare al lavoro in bici a San Felice
L’avventura ventennale della dirigente dei Servizi sociali del Comune di S. Felice «Cominciai per scherzo, oggi è un bisogno, c’è un mondo nascosto da vivere»
SAN FELICE. Da vent’anni si reca al lavoro in bicicletta. Sessanta chilometri al giorno. Trenta per andare e trenta per tornare.
All’insegna della mobilità sostenibile. All’insegna del benessere psicofisico e della passione per lo sport. All’insegna della bellezza del territorio che ama scoprire giorno per giorno, metro per metro.
Emanuela Sitta, dirigente dell’Ufficio Servizi sociali del Comune di San Felice, è la personificazione di come si possa essere esempio per gli altri, nel sacrificio, nella passione, nella credibilità degli impegni che ci si assume.
Perchè in un mondo che predica la mobilità sostenibile e poi si mangia salute e territorio a suon di cemento, in un mondo che invoca lo sport e poi pratica la nevrotica sedentarietà delle automobili, lei ci mette sempre la faccia. E il fisico. Proprio come nel lavoro, dove a Emanuela anche i più invidiosi riconoscono concretezza, essenzialità, schiettezza nella ricerca e nella soluzione dei problemi che la gestione di un’area così complessa comporta, specie al giorno d’oggi.
Residente a Pieve di Cento di Bologna, 46 anni ben portati, Emanuela dopo gli studi è partita nella sua carriera professionale come insegnante.
«Poi nel 1996 ho partecipato al concorso per l’assunzione nel Comune di San Felice, e sono ancora qui».
Come nasce l’idea di venire a San Felice in bici?
«Nasce... con prudenza. Mi ero riproposta di farlo un giorno alla settimana. Così, in tranquillità, giusto per stare un po’ in movimento. Ben presto mi sono resa conto che stavo meglio, ed è diventata una abitudine quotidiana, direi evidentemente irrinunciabile. Deve proprio accadere qualcosa di particolare da costringermi a mollare la bici per prendere l’auto...».
Così capita nelle fredde e nebbiose giornate di inverno di vedere - a volte solo di intravvedere - la nostra Emanuela a bordo strada, in sella alla sua bici da corsa: passo costante, caschetto di protezione, abbigliamento sportivo e lo zainetto con abiti e agende del capoufficio. Clima e stagioni non la spaventano.
Ci racconta i suoi viaggi?
«Impiego un’ora o poco più e ho la fortuna che si tratta di orari compatibili con le esigenze del lavoro. All’arrivo faccio un salto nell’ufficio che oggi abbiamo a disposizione presso i map, mi cambio, mi rassetto e sono pronta a “pedalare” per le questioni del municipio. Poi in pausa pranzo, se sto bene e ho tempo, mi tengo lo sfizio per una corsetta o per qualche vasca in piscina...».
Da ottima sportiva, Emanuela è iscritta ad una squadra podistica i “Cagnon” di Pieve e quando può partecipa anche agli eventi della Bassa che l’ha accolta, come la Staffetta Terremoto, o la corsa del Mulino.
Il percorso casa-lavoro è invece standardizzato...
«Il tratto più impegnativo è l’attraversamento di una caotica Cento, al mattino presto. Poi per fortuna ecco le campagne: arrivo a Palata Pepoli, devio verso i Casoni di Finale, passo il ponte di Cà Bianca e raggiungo San Felice arrivando da Dogaro».
Un tragitto dove ormai la dirigente dei Servizi sociali ha tanti “amici”: «Li chiamo scherzosamente i miei fan. Quando non mi vedono arrivare puntuale si preoccupano. C’è l’ex postina di Palata, o il vigile urbano, che da qualche tempo è in pensione, ma che mi ha aspettato per anni a consentirmi il passaggio in strada in orario scolastico. E poi ci sono gli agricoltori. Quando i temporali si fanno insopportabili, mi rifugio il tempo necessario sotto le barchesse e i capannoni, così scambiamo due parole. Penso che un po’ mi stimino, sicuramente mi incoraggiano...».
Gli incontri non saranno solo quelli con le persone.
«Certo che no. Vedere le stagioni e il territorio che cambiano di giorno in giorno, poterne essere parte, testimone, è una sensazione che non puoi comprendere se non la vivi. Certo, dopo il terremoto il paesaggio ha sofferto, ma capita di incontrare lepri e volpi, e non sono così rare neppure le faine. Una volta mi ha attraversato la strada un istrice... L’esperienza più curiosa è stata l’incontro con una tartaruga gigante, sfuggita da chissà dove dopo il sisma».
Da ciclista, conosce bene i pericoli della strada....
«Direi peggio gli automobilisti delle buche... Le buche se le conosci le eviti, e a forza di percorrere la stessa strada le impari a conoscere, una ad una. Per il resto serve e consiglio molta prudenza, anche perchè ci sono questioni di copertura assicurativa con l’Inail che non puoi sottovalutare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
