Modena. Gias, vita da profugo «Qui ho trovato una nuova famiglia»
Un lungo e pericoloso viaggio per fuggire dalla povertà Emanuela e Raffaele lo hanno accolto nella loro casa
MODENA. Dal Bangladesh a Modena. La paura, l’ansia, la voglia di una vita diversa rischiando tra pullman, imbarcazioni, lunghi percorsi a piedi, il costo di un viaggio tra India, Pakistan, Iran e Turchia, fino all’Austria prima di arrivare a Modena dopo mille peripezie e diversi pericoli. Un costo materiale, da pagare a chi organizza questi viaggi della speranza, e un costo umano, lasciando nella campagna di Brahmanbaria tutti gli affetti.
Gias Uddin, 18 anni compiuti lo scorso luglio, ci ha provato e si può dire che sia stato fortunato. A Modena, grazie al progetto del Comune “WelcHome”, ha trovato prima una comunità e poi finalmente una famiglia. Due ragazzi modenesi che convivono da diversi anni, Emanuela e Raffaele, che hanno accolto Gias nella loro casa. La loro vita è cambiata, ma è cambiata anche la vita di Gias.
L’etichetta di profugo che segna l’anima, oggi le braccia aperte di chi ti accoglie che ti fanno sentire uomo.
Gias è in famiglia da alcune settimane, prima era in comunità: «Sono due esperienze molto diverse - racconta il ragazzo, con un sorriso contagioso - Io preferisco stare in questa famiglia, perché mi sono sentito accolto, capito, aiutato sotto molti punti di vista. Con una famiglia alle spalle è tutto più facile: andare a scuola; frequentare i miei amici e conoscerne di nuovi. Insomma, qui non mi sento trattato come uno straniero».
Gias non nasconde la sua felicità: «Mi trovo bene con questa famiglia e con i loro molti amici. L'impegno che la mia nuova famiglia ha assunto per aiutarmi a pagare il debito legato al mio viaggio dal Bangladesh all'Italia è una cosa bellissima. Come è altrettanto bella la possibilità che mi è stata offerta di frequentare un corso professionale per diventare cuoco. Di loro mi piace tutto, mi hanno accolto con molto amore».
Anche per Emanuela e Raffaele, compagni nella vita e colleghi di lavoro, è stato necessario trovare un nuovo equilibrio: «Prima, quando non c'era Gias, facevamo anche fatica a tornare a casa - raccontano insieme - perché eravamo molto proiettati sul lavoro. Gli impegni esterni erano la nostra priorità. Adesso non parliamo più solo di lavoro. Sentiamo la responsabilità di avere una persona a casa che ha bisogno di noi. Gias ha 18 anni: le sue necessità, la sua voglia di vivere sono molto diverse dalle nostre. Lui è una persona positiva, sempre sorridente. Abbiamo dovuto cambiare completamente la nostra dieta alimentare. Adesso si mangia pollo e verdure, poi verdure e pollo e qualche volta anche pesce», scherzano.
Gias è stato accolto come un figlio: «Ci è piaciuto sin da subito per la sua gentilezza. Ha il suo carattere: è molto diverso da come ci era stato descritto. È uno che ha le sue idee. Dopo una fase di studio, è una persona che si fida degli altri. È un ragazzo coraggioso, molto sensibile e molto rispettoso. Ha grande attenzione verso chi è più in difficoltà. Non dice mai di no, specialmente ai suoi amici: si preoccupa sempre per gli altri e solo dopo pensa a sé. È molto intelligente e speriamo che riesca a coltivare le sue tante capacità. È bravo a cucinare, a pescare, a coltivare gli ortaggi, a giocare alla dama bengalese e a disegnare. È perfino un bravo parrucchiere. Crediamo che i suoi genitori devono essere orgogliosi di lui».
Ma non tutto è semplice, come spiegano bene Emanuela e Raffaele: «Vorremmo che cambiasse l'atteggiamento delle persone nei confronti di chi è a Modena da straniero. Ci piacerebbe che ci fossero più tempo e più energie per creare un progetto strutturato che dia futuro ai ragazzi come Gias. Ci piacerebbe che la scuola per stranieri (il Cpia) non chiudesse d'estate. Ci vuole un progetto più strutturato per i minori stranieri non accompagnati. Nonostante il lavoro meritorio che fanno le comunità di prima accoglienza e i servizi sociali, non c'è una vera politica di inclusione, che riguardi le relazioni sociali e il mondo del lavoro. Molti di questi ragazzi sono allo sbaraglio in mezzo a pratiche burocratiche che farebbero impazzire anche un italiano. Oggi a Modena ci sono circa 90 minori stranieri non accompagnati. Ci sembra impossibile che in una città di 180.000 abitanti e 90.000 nuclei familiari non si riesca dare accoglienza e amore a ragazzi come Gias».
Cosa c’è nel futuro di Gias? «L'impegno per restituire alla mia famiglia i soldi di cui si sono indebitati per farmi fare questo viaggio verso l'Europa. Io spero che la mia nuova famiglia mi tenga ancora con sé per un anno o due. Poi si vedrà».
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