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Modena. L’attentatore ripreso da una telecamera

di Carlo Gregori
Modena. L’attentatore ripreso da una telecamera

Gli investigatori studiano le immagini di un’auto che si allontana dopo l’esplosione. Chiesti i tabulati telefonici della zona

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MODENA. C’è una traccia nell’indagine sull’attentato esplosivo al circolo Pd della Madonnina: un’auto che si allontana poco dopo la prima forte esplosione. È possibile che nelle immagini si intravveda una figura umana, ma su questo aspetto e su altri il riserbo è massimo. L’auto è stata “catturata” dalla videosorveglianza esterna alla Polisportiva Madonnina: l’ha inquadrata da una delle due quattro camere. Due camere sono utili alle indagini in corso da parte della Digos e due no. Una ha ripreso il mezzo che si allontana proprio al momento dell’esplosione. L’altra era puntata sul cortile interno. Ha ripreso una o più persone mentre si avvicinano al portone esterno per collocare le tre bombolette da campeggio e gettare la benzina sullo zerbino? Gli investigatori tacciono e giocano a carte coperte una partita con uno o più attentatori rimasti nell’ombra e anzi autori di una rivendicazione tanto confusa quanto depistante.

Oltre alle immagini riprese alle 5 dell’altro giorno, quando faceva ancora buio (ma la zona esterna era parzialmente illuminata come parte del cortile), la Digos sta acquisendo i tabulati di tutte le telefonate fatte a quell’ora nella cella della zona. Non devono essere tante, data l’ora, ed è possibile che qualcosa in più possa emergere per arrivare a identificare gli autori del gesto violento.

Infine, le indagini puntano anche ad acquisire dati dal cartellone della rivendicazione. Un cartoncino con scritto. “Civati... Fai il botto! Pd servi dei padroni”. Il cartone è in mano alla Polizia Scientifica che sta cercando tracce, ma è anche oggetto di un’analisi grafica: i caratteri usati sono insoliti. Anche ieri il procuratore capo di Modena ha definita «del tutto anomala» questa rivendicazione sia per come è scritta sia per il suo contenuto incomprensibile.

«È impossibile per ora attribuire una matrice politica a questo attentato», ha detto la Musti ricordando che l’ironia su Civati non dà nessuna indicazione, tanto più se collegata con la sua fuoriuscita dal Pd.

Si indaga insomma a tutto campo su ogni settore estremista. Precedenti non ce ne sono se non per dettagli che potrebbero essere solo apparenti: come il caso della bomboletta da campeggio attaccata a un raudo trovata lo scorso dicembre davanti alla ex Aeronautica Militare di via Minutara; oppure le scritte simili ma diverse che imbrattavano la sede del Pd di San Faustino dopo gli sgomberi in centro storico oppure i raudi trovati davanti alla sede della Lega Nord in viale Caduti in Guerra. Resta il fatto che da 36 anni a Modena non era mai stata portata fino in fondo un’azione esplosiva davanti a una sede di partito. Questa volta invece chi ha maneggiato l’ordigno - qualcuno che secondo gli investigatori ha una certa esperienza - l’ha fatto consapevolmente per arrivare a quel risultato: fare esplodere le bombolette. La prima è esplosa così forte che i pezzi sono stati trovati molto lontano, persino dentro un campo da calcetto che ha una recinzione molto alta; la seconda è esplosa ma senza gravi danni e la terza non è esplosa. L’esplosione ha in ogni caso provocato un piccolo incendio intorno all’ingresso sul cortile del circolo Pd. Le fiamme si sono spente all’arrivo del vigili del fuoco. Danni, ce ne sono stati: oltre all’ingresso annerito e rovinato, è andata a pezzi la saracinesca e la porta è completamente danneggiata. I volontari del Pd hanno fatto sapere che sostituiranno al più presto le parti rovinate.

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