Modena, Petropulacos: «Così crollò la credibilità del reparto»
L’ex Dg dell’ospedale illustra i danni conseguenti alle sperimentazioni occulte: «Ogni paziente è costato più di 2mila euro alla sanità, 230 si sono fatti visitare»
MODENA. Ogni sperimentazione occulta ha avuto delle spese aggiuntive a carico della sanità pubblica. Si potrebbero già quantificare, anche se la somma finale sarà calcolata dopo i processi. In ogni caso, stando a un conto approssimativo e ristretto solo ai costi di un angioplastica il costo per i contribuenti è stato di 2.200 euro a paziente. Poi c’è un danno d’immagine grande, un crollo della reputazione della Cardiologia che si può constatare dal crollo di pazienti nuovi che si sono rivolti alla struttura del Policlinico subito dopo che i Nas e la Procura hanno scoperchiato lo scandalo e sono stati eseguiti i nove eccellenti arresti del novembre 2012: da allora a gennaio il numero verde istituito per i pazienti che volevano sapere cosa era stato loro fatto ha permesso di fissare 230 visite.
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Questo in sostanza il nucleo della testimonianza resa ieri mattina davanti ai giudici che seguono il processo “Camici sporchi” dalla dottoressa Licia Petropulacos, oggi direttore generale della Sanità in Emilia-Romagna, massima carica tecnica, subito dopo gli arresti mandata a Modena per coprire il ruolo di direttore generale di un Policlinico al centro di uno scandalo nazionale per prendere il posto di Stefano Cencetti. Il lavoro di controllo, verifiche e calcoli della Petropulacos è stato improntato a dare una visione di insieme al danno; intanto, però, doveva anche tamponare la falla dando piena fiducia al dottor Romeo Zennaro e al nuovo staff che stava risistemando il reparto di Cardiologia, soprattutto il reparto di Emodinamica, fino ad allora diretto dal professor Giuseppe Sangiorgi.
Il calcolo del danno provocato dalle sperimentazioni occulte che figuravano come “no profit” ma probabilmente non lo erano affatto (è questo uno dei due oggetti al centro del processo) secondo l’ex Dg si aggirerebbe intorno a 2.200 euro al paziente. Soldi che pagano i contribuenti. Ma è solo un calcolo tendente al minimo perché, come spiegato, tiene conto solo della fase operatoria dell’angioplastica e quindi esclude tutte le spese dall’arrivo in ospedale in poi.
Un altro dato numerico sui costi sono le ore spese dal Policlinico per verificare cosa era accaduto alla Cardiologia, raccogliere la documentazione, contattare i pazienti e incontrarli: 130 ore di lavoro che tengono conto del solo staff di Zennaro (si dovrebbero aggiunger i costi della Medicina Legale e per l’amministrazione). Il calcolo si può fare, ha spiegato la Petropulacos, e lei stessa ha fissato i criteri per poterlo fare alla luce di cosiddetti “costi aggiuntivi” ovvero a tutte quelle spese che dovevano coprire i materiali usati negli studi che risultavano “no profit” e autorizzati dal Comitato Etico ma che poi in base alle informative giudiziarie non lo erano: si tratta quindi di materiale per scopi non pubblici a carico del servizio pubblico. Questo calcolo impostato non è mai stato definitivo, dopo che la Petropulacos ha lasciato il Policlinico e solo dopo la fine dei processi si saprà a quanto ammonta il danno economico che dovrà essere ripianato dai cittadini. La difesa ha al contrario sostenuto che Sangiorgi ha portato molti pazienti e quindi quando se ne è andato altrettanti se ne sono andati: questo spiegherebbe il calo consistente dal gennaio 2013.
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