A San Felice sulle tracce del nonno eroe
Una donna statunitense si è recata a San Felice per vedere la lapide del nonno morto in battaglia e trova il testimone che 70 anni fa lo vide morire e che salvò la ruota dell’aereo. «Gliela restituisco»
SAN FELICE. «Mio nonno Earl Alfred Thompson ha donato la sua vita a 31 anni per liberare una piccola parte d’Italia chiamata San Felice sul Panaro. È giunto il momento di incontrarlo...».
Con questa missione speciale Bertha Channel, 40enne californiana di Huntington Beach, ha attraversato il mondo.
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Immaginava di leggere una lapide a memoria dell’eroismo di suo nonno. Non immaginava di trovare Bindo Bellodi, l’uomo che suo nonno Alfred lo vide morire, durante un combattimento aereo per fare strada alla Liberazione. E non poteva certo immaginare che quell’uomo, oggi 90enne, avesse conservato non solo il lucido ricordo della battaglia, ma persino una delle ruote dell’aereo statunitense, per oltre 70 anni. Invece il destino ha messo in fila una storia che ha dell’incredibile e che fa dire a Bertha di avere versato lacrime di affetto e di orgoglio come non le era mai capitato: Bertha e Bindo si sono conosciuti mercoledì.
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Bindo le ha raccontato ogni istante della battaglia e l’ha portata in via Vallicelletta, dove nello schianto il tenente Thompson dell’aviazione alleata divenne l’eroe di San Felice, come testimonia la lapide al monumento dei Caduti. Tra i due c’è stato un immenso commovente abbraccio: «Quando il 21 aprile del 1945 mio nonno Alfred veniva abbattuto a San Felice mia madre era una bambina di 6 anni - racconta Bertha - Ma nella mia famiglia siamo cresciuti nel mito di quest’uomo che diede la sua vita giovane per la libertà. Tre anni fa ho perso mia madre, e da allora ho deciso che fosse giusto venire».
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Bertha ha così organizzato il viaggio con l’amica Carrie Coster. Lo sbarco è avvenuto a Firenze, nel cimitero militare dove sono sepolti migliaia di giovani americani morti per la liberazione. Alla fine della guerra, infatti, le truppe americane recuperarono a San Felice l’urna che conteneva i poveri resti e gli diedero una nuova sepoltura. A San Felice è stata posizionata la lapide «a perenne ricordo del sacrificio» dell’aviatore caduto «nel cielo di San Felice».
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Bertha mercoledì è arrivata in treno con Carrie alla stazione. Cercando la lapide, si sono rivolte alla polizia municipale. E in servizio c’era Enzo Panza, l’agente che pochi mesi fa era stato a casa di Bindo per ragioni di lavoro: «Ricordavo il racconto di quell’aereo del signor Bindo, così quando la signora Bertha ci ha chiesto della lapide abbiamo deciso di accompagnarla a casa Bindo...». Poco dopo il lucidissimo 90enne era arrampicato in magazzino, da dove è spuntato con la ruota dell’aereo, che ancora conteneva la scrittura di quell’evento: «tomson, domenica 21 aprile 1945».
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«Gli aerei erano due, colpirono una camionetta tedesca nell’azienda Modena piena di soldi che bruciarono, ma poco oltre c’era una mitragliatrice tedesca che li investì di una raffica. Thompson era il primo davanti, virò a destra e cadde tra gli alberi. Un impatto devastante. L’indomani gli americani liberarono San Felice. La ruota l’ho conservata per tanto tempo, dovetti minacciare anche i partigiani per tenerla. E oggi tutto questo tempo ha un senso».
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