Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia sull'Agonismo

Zygmunt Bauman: "Competere: natura o cultura?"

di Zygmunt Bauman
Zygmunt Bauman
◗
Zygmunt Bauman

Il grande filosofo, tra le stelle della tre giorni del festival, spiega in un articolo alla Gazzetta le considerazioni da cui muoverà nella sua lezione magistrale al Festival Filosofia. La sua lezione oggi a Sassuolo

3 MINUTI DI LETTURA





Fino a non molto tempo fa si credeva che il Leviatano di Hobbes assolvesse correttamente il compito assegnatogli, ovvero sopprimere la crudeltà congenita degli esseri umani (rendendo così la loro vita con i propri simili vivibile e non «ostile, brutale e breve»). Oggi invece si ripone sempre meno fiducia nel buon svolgimento del suo compito, anzi nel fatto stesso che sia capace di svolgerlo.

L’endemica aggressività umana, che si manifesta continuamente nella propensione a un’esplicita violenza, non sembra mitigata, e tanto meno cancellata. È ben viva e sempre pronta e sprigionarsi con poco, per non dire nessun, preavviso. Il “processo di civilizzazione”, che doveva essere progettato, guidato e monitorato sotto la supervisione dello Stato moderno appare sempre più quale lo presentò Norbert Elias (non importa se intenzionalmente o meno): ossia come una riforma dei costumi degli uomini, ma non delle loro capacità, predisposizioni e impulsi.

Durante il processo di civilizzazione, le azioni violentemente istintuali erano state nascoste sotto al tappeto, spazzate quindi fuori dalla vista, ma non dalla natura umana. Inoltre erano state “esternalizzate”, “appaltate” a professionisti (fatti, per così dire, a misura della violenza), oppure “sub­appaltate” a esseri umani inferiori e “immondi”, come per esempio schiavi, servi o persone impiegate per compiere lavori infimi e sporchi: in sostanza, a dei capri espiatori, sulle cui spalle veniva scaricato il vergognoso peccato dell’aggressione senza freni. Si trattava di un processo non sostanzialmente diverso da quello realizzato in India molti secoli prima attraverso il sistema delle caste, che relegava i lavori ritenuti impuri, umilianti e pestilenziali (come per esempio la macellazione, le pulizie, il trasporto delle carcasse animali e dei rifiuti umani), agli “intoccabili”, vale a dire a una casta al di fuori dal sistema delle caste: la cosiddetta “Panchama”, ossia la quinta casta collocata senza diritti al suo esterno . Praticamente lo stesso vale per la sua recente reincarnazione, cui si dà il nome di “sottoproletariato”: una classe al di fuori del sistema di classe e dunque all’esterno della società divisa in classi. La funzione “civilizzante” del “processo di civilizzazione” consisteva nel porre termine a esecuzioni pubbliche, berline e gogne nelle pubbliche piazze. Inoltre spostava lo smembramento delle carcasse animali sanguinanti dalle sale in cui le si sarebbe consumate alle cucine, raramente, anzi praticamente mai, visitate dai commensali.

Da questo punto di vista, il processo di civilizzazione celebrava contemporaneamente il dominio umano sulla natura e la presunta superiorità morale sugli animali nel rito annuale della caccia alla volpe. A questa lista di atti civilizzanti, Erving Goffmann aggiungerebbe la “disattenzione civile”, ossia l’arte di non fissare gli estranei sul marciapiede, in un mezzo di trasporto pubblico o nella sala d’attesa del dentista. Ciò segnala l’intenzione di non stabilire un contatto, per evitare che un’interazione tra soggetti che non si conoscono conduca a far scoppiare sgradevoli impulsi. Con l’ausilio di questi e di altri analoghi stratagemmi ed espedienti, l’animale hobbesiano che sta dentro gli uomini è emerso dalla riforma moderna dei costumi intatto e senza freni, nella sua forma originaria e potente, crudele, rude, rozza e sguaiata. Il processo di civilizzazione è riuscito solo a passargli sopra una mano di smalto e/o ad “esternalizzarlo” (come quando trasferisce le manifestazioni di aggressività dai campi di battaglia a quelli di calcio), ma non a correggerlo, tanto meno a esorcizzarlo. Quell’animale resta in agguato.

(traduzione dall'inglese di Daniele Francesconi)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google