Coop e imprese fanno la pax sociale
Pavullo. Firmata la tregua al convegno di padre Sebastiano «Il sostegno alla fragilità è un problema e servono più forze»
PAVULLO. Ci voleva un personaggio con la storia e il carisma di padre Sebastiano Bernardini per riunire al centro servizi per la terza età “Francesco e Chiara” di Pavullo la rappresentanza grandi occasioni. Attorno a un tavolo, il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, l’onorevole Edoardo Patriarca, l’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi, il presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli, il dg Ausl Massimo Annicchiarico, il presidente di Legacoop nazionale Mauro Lusetti, l’advisor scientifico del Censis Carla Collicelli e il responsabile Terzo Settore del Banco Popolare Stefano Cerrato, poi ovviamente il ministro provinciale dei Cappuccini Matteo Ghisini, il sindaco Luciano Biolchini e le guide del centro: l’amministratore unico Rino Bellori e la responsabile dei progetti strategici Stefania Tiberti.
Tutti riuniti per parlare della necessità di “Coniugare bisogni e diritti delle persone fragili”, convegno dedicato alle nuove prospettive aperte con la legge sul Terzo Settore (di cui Bobba è il primo artefice) ora al varo. Tema generale calato però subito sullo specifico del distretto di Pavullo che, come ha ricordato Biolchini, ha 8 case per anziani che danno lavoro a 200 persone, solo tra i pavullesi, nell’ambito di una disponibilità complessiva di 417 posti letto di cui però solo 177 accreditati.
Ancor più nello specifico, il focus su “Francesco e Chiara” quale pioneristica realtà di impresa sociale (la prima in provincia) che assiste 120 anziani con 75 persone, utilizzando per il 15% fondi pubblici (la media è del 30%) disponendo però solo di 14 posti letto accreditati su 75. La struttura ha bisogno di maggiore partnership pubblica, ma anche il pubblico ha sempre più bisogno di appoggiarsi a centri come questo, alla luce di una sanità che cambia, che punta ad ospedalizzare di meno e che peraltro risparmierebbe molto con le sinergie in un progetto di rete.
Non ha più senso la “rivalità” ideologica tra coop sociali (che pur sono la stragrande maggioranza in Italia, quasi 14mila) e imprese sociali (solo 700, di cui 400 effettive). L’ha rimarcato Bellori, l’ha ribadito con eleganza Lusetti: «Se lui ha detto ben vengano le coop, io dico ben vengano le imprese - ha sottolineato - perché più siamo a lavorare nel supporto alle fragilità, oggi, meglio è».
E Bobba ha riconosciuto alla struttura voluta da padre Sebastiano (che nel 2017 festeggerà il ventennale) cinque pregi di fondo: «Il legame con la comunità, il forte investimento sulla formazione del personale, l’utilizzo di forme innovative di finanziamento, l’apertura al pubblico e la capacità di differenziare i servizi».
«Ci serve però più appoggio e possibilità di accreditamento anche per dare più libertà di scelta alle persone», ha chiesto Bellori. La sensazione è stata quella di un’apertura generale, non per nulla Venturi ha chiuso così: «Padre Sebastiano ha organizzato un bell’appuntamento di riflessione sulle fragilità. Facciamone l’inizio di un percorso: ci chiami anche il prossimo anno, la Regione ci sarà, e anche tutti gli altri».
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