Elli Cashmore«Il successo dei talent? Nasce da competizione e anche dalla crudeltà»
Con l'ironia tipica inglese Elli Cashmore irrompe al Festival Filosofia, con una lectio su “Talent Show”, per dialogare con il pubblico
SASSUOLO. «Sono io il vero fattore X e non X-Factor». Con l'ironia tipica inglese Elli Cashmore irrompe al Festival Filosofia, con una lectio su “Talent Show”, per dialogare con il pubblico sul fenomeno, in particolare di X-Factor che «è il più globale dei talent di successo», per sua stessa definizione. Argomento, quello dei talent che particolarmente si addice al tema dell’edizione 2016, perché coniuga perfettamente la spettacolarizzazione della competizione e l'uguaglianza di opportunità dei concorrenti con la partecipazione del pubblico. «Nei talent, spiega Cashmore, anche lo sport viene incorporato perché c'è la competizione, c'è la crudeltà, in alcuni casi c'è il dolore, ma c'è anche la vittoria». Tutti elementi questi che, secondo il professore di Sociologia dell'Università di Aston, alimentano la curiosità del pubblico.
I talent show sono fenomeni originali «perché combinano diversi intrattenimenti, commenta Cashmore, e in più c'è la facoltà di giudizio che è prerogativa dei giudici, ma prevede anche una partecipazione diretta del pubblico». E proprio sul pubblico si sofferma Cashmore che osserva come nel tempo anche i talent show sono entrati nel nostro modo di vivere nel quotidiano.
«Quando guardiamo X-Factor, chiarisce, la nostra partecipazione non è molto diversa da quel che facciamo nella vita. Usiamo le chat per uno scambio di idee, oppure scriviamo delle opinioni. Tali comportamenti sono un giudizio su un concorrente piuttosto che un altro». Un commento o un parere che, anche se è negativo o particolarmente critico, è giustificato per la crudeltà di trattamento che i giudici hanno nei confronti dei concorrenti. «Questo situazione, chiarisce Cashmore, crea un contesto specifico in cui determinati comportamenti che nella società normale non sarebbero accettati diventano non solo accettabili, ma anche piacevoli». L'augurio di Ellis Cashmore, annunciato con un sorriso che svela l'umorismo del professore, è che il Festival della Filosofia non sia agonistico: «Il bello della manifestazione è che siamo in un ambiente intellettuale, erudito in cui ci scambiamo le idee alla pari e poi rendiamo partecipi il pubblico creando un ambiente che in qualche modo è estraneo alla competitività del mondo».
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