Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia sull'Agonismo

Festival Filosofia: Un balsamico per lo spirito nella scuola pop delle piazze

di Arianna De Micheli
Festival Filosofia: Un balsamico per lo spirito nella scuola pop delle piazze

Per il sedicesimo anno la manifestazione scende nell’agone dell’Emilia colta per misurarsi con il pubblico mirando ancora una volta al superamento di sè

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Si confrontano ancora una volta. La città nel suo abito migliore (con tanto di ombrello) e lui, il festival della filosofia, inimitabile campione di eloquenza. Ego cogito, ergo sum, sive existo. Ecco il tormentone che nella sua versione semplificata, cogito ergo sum, grazie a Descartes è da secoli sulla bocca di tutti (Discours de la Méthode, 1637). Se poi l'aulico pensare riesce a coinvolgere chiunque abbia avuto la forza di svestirsi di quell'endemica incuria emotiva cui oggigiorno sembriamo assuefatti, allora ciascuno di noi in queste settantadue ore esiste un po' di più. «Ieri è stata inaugurata la scuola Piersanti Mattarella.

Oggi parte una scuola pop che si fa nelle piazze» chiosa incurante della pioggia che «non ci bagna» l'assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza. Un tempo, cioè quando Modena prediligeva le generose coccole della rezdora, dunque la pancia piena, alle raffinate capriole mentali - adesso indispensabili per decifrare stellati menù culinari nobilitati a filosofia di vita - la retorica suonava tremula perché elitaria. Da sedici anni a questa parte la voce si è fatta potente e democratica. Rischia però di ammutolire: il portafoglio piange. Ma guardare al futuro spesso rende ciechi, ingrati per la beltà dell’istante. E lui, il festival appunto, “aceto balsamico per lo spirito” - la definizione è di Bodei - nonché atleta scaltro e avveduto che dell'agonismo ha fatto consuetudine (una competizione vagamente autoreferenziale che mira all'incessante superamento di sé) si compiace di scendere in quel magnifico agone che è l'Emilia colta ma non spocchiosa.

Ondeggia mellifluo tra cascate di parole e innumerevoli suggestioni. Tanto che neppure “Betlemme 4.30. Il muro che frena la corsa”, imperdibile racconto per immagini firmato Luigi Ottani, saprà incrinare la sua temeraria disinvoltura. Le strade sono scivoli bagnati, lui è inarrestabile. O quasi. Succede infatti che in Piazza Roma un fulmineo salasso di coraggio lo scaraventi nel piccolo abisso dell'omonima fonte.

«Sogno o son desto? - si chiede guardingo mentre dal suo rifugio tiene d'occhio l'ingresso della Galleria Verolino - Che ci fa un orso polare in Val Padana?». Forse il festival appena rinato ancora non sa che al cospetto dei maghi della ceramica artistica Bertozzi & Casoni tutto diventa possibile. Persino che un'esile fanciulla insista per portarsi a casa l'orsetto. Poveri genitori smarriti “tra consolazioni e desolazioni”. L'agone familiare si preannuncia avvincente: sarà infatti arduo convincere la pargola che battersi per liberare un'opera d'arte il cui riscatto contempla una sfilza di zeri è una causa persa in partenza. Così come prevedere le mosse altrui. Con ingenuo stupore il festival scopre infatti che la scelta di seguire una lectio magistralis piuttosto che una disquisizione sui classici assai di rado scorre sul binario unico dell'interesse.

A volte anche il singolo dettaglio, un nome di battesimo ad esempio, è determinante. «Andiamo a vincere contro noi stessi con Bodei in Piazza Grande. Una lezione con questo titolo mica la si può perdere». Sentenzia l'anziano signore. «Dici? - dubita poco persuaso il suo più giovane compare - Da piccolo ho avuto da ridire con uno che si chiamava Remo. Era il bullo del quartiere». «Che c'entra? Questo Remo è un erudito di grosso calibro!». «Mah… Intanto vieni con me alla Delfini. Poi vediamo - è il massimo della concessione - Voglio scovare qualche buon titolo alla piccola fiera del libro filosofico». «Vi consiglio il Segreto del nome di Jacques Derrida» interviene con una punta di ironia il festival che, seppur inascoltato, ne approfitta per accodarsi. E già fiuta l'aroma rassicurante di vecchie pagine più volte sfogliate. Una pausa se la merita.

Soprattutto dopo aver rischiato di soccombere all'entusiasmo di un nugolo di ragazzini che, alle prese con la costruzione della loro prima fiaccola olimpica, parevano sul punto di ridurre in cenere (ma con fiamme di carta) l'intero complesso San Filippo Neri. Più semplice tenere testa all'impertinenza di un liceale arguto che di “costruire la pace” - come suggerisce Andrea Riccardi sfrattato dal maltempo in una piazza XX Settembre sin dal mattino satolla di studenti- non sembra volerne sapere. E sfida i compagni a colpi di citazioni dotte. Mai interpretazione dell'agonismo fu più calzante, pensa il festival quasi ammirato. Il suo stomaco è però in balia dei morsi della fame.

Cerca dunque qualche vecchio amico con cui disputare una “nobile gara” arbitrata da Tullio Gregory: tortellini in brodo, bollito misto con fagioli in umido, zuppa inglese. Menù ideale per contrastare il cielo plumbeo. Intercetta lo sguardo di una nonna minuscola e ricurva che un secolo fa doveva essere stata dritta e “slanzeda”. «Sei tornato. Ti aspettavo», dicono i suoi occhi. E lui galante le si avvicina.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google