«Il sorriso e la serenità la forza di nostro figlio»
Papà Luca racconta i segreti del campione, il carattere, la sua umiltà e tenacia «Lui è così, felice se vince e se perde sa che c’è chi è stato più bravo e merita»
Gregorio Paltrinieri ha un sorriso genuino. Le vittorie non lo hanno insuperbito. Anzi. E Luca Paltrinieri, il papà di Greg, il suo stesso sorriso, conferma: «Il volto di Greg è autentico. È la sua forza: come lo vedete, lui è. A casa, durante gli allenamenti. Questo suo modo di affrontare l’impegno lo aiuta. Ciò che deve fare è importante e per prepararsi a una gara come quella di Rio occorre lavorare molto e quotidianamente: se non si possiedono forza e serenità, si fa fatica. Il nuoto è uno sport noioso, almeno nell’allenamento, ma lui è sempre stato motivato. Quella serenità è reale. Gregorio vive lo sport come si dovrebbe fare da veri sportivi: se si vince meglio, se si perde vuol dire che qualcun altro è stato più bravo».
Vi aspettavate quel che è successo dal 14 agosto in poi?
«Che Gregorio fosse apprezzato l’abbiamo sempre sentito però, in questo contesto, le manifestazioni di affetto sono state veramente tante e sincere. Questo ha gratificato molto me e mia moglie Lorena: il lavoro fatto ha coinvolto tutta la famiglia anche se, è chiaro, l’artefice principale è lui, la fatica l’ha fatta lui. Raggiunto l’obiettivo, constatare che tutti, addetti ai lavori e non, riconoscono in Gregorio serenità, forza e volontà, ci rende felici».
Quando ha iniziato a nuotare, Greg?
«Essendo io del settore, l'ho avvicinato all'acquaticità a tre mesi, con un approccio graduale. Non ho insistito né ecceduto, ma l’ho lasciato vivere questa esperienza con naturalezza. Il nuoto non lo si può imporre: o ti piace o non ti piace, soprattutto a certi livelli. In realtà, poi, non è più uscito dalla vasca».
Mai pensato di dissuaderlo?
«No. Il nuoto è ancora uno degli sport che meglio forgia, anche a livello umano: l’impegno costante e la dedizione fortificano. Gregorio l'ha sempre fatto con una tale serenità per cui non c’è stato modo né motivo di dissuaderlo. Anche quando ha accettato di entrare nel Centro Federale a Roma, a 16 anni, andando via di casa, cambiando scuola e abitudini, lui ha impiegato un quarto d’ora a decidere, noi un po’ di più. Ma vedere che affrontava la cosa in modo responsabile non mi ha spaventato».
Dalle Olimpiadi 2012 a Rio ...
«Londra 2012 è stata una sorpresa. Qualificarsi per un’Olimpiade a 17 anni è stato un successone: nello stesso anno aveva vinto gli Europei, è stato il suo exploit. Questo per noi era già una cosa grandissima, ma un po’ frutto del caso. Rio, invece, è diventato un obiettivo concreto, con aspettative reali e i quattro anni di lavoro successivi a Londra sono stati finalizzati a questo appuntamento, quindi la tensione è stata maggiore».
Mamma Lorena ha ancora paura che Gregorio affoghi?
«Lei non ha un gran rapporto con l’acqua, ma è stata molto brava nel non trasmettergli ansia, lasciando fare a me: c’è da darle merito di questo».
Gli esperti hanno definito la nuotata di Greg “hip driven”.
«Gregorio nuota sul pelo dell’acqua, quindi lavora molto coi fianchi: un rollio atipico che, se all’apparenza può sembrare strano e diverso, in realtà è molto efficace per la sua struttura fisica. Ricercatori biomeccanici stanno studiando questo metodo per capirne le dinamiche».
Prossime sfide?
«Ha vinto Europei, Mondiali, Olimpiadi: a 22 anni è tanto. Ma è ancora affamato e gli manca il record in vasca lunga: potrebbe essere il suo nuovo obiettivo».
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