La funzionaria delle Poste vuole la libertà
FORMIGINE. La funzionaria delle Poste, coinvolta nel giro di riciclaggio e frode informatica ai danni di una quindicina di clienti, tra cui un formiginese, a cui sono stati sottratti 450mila euro,...
FORMIGINE. La funzionaria delle Poste, coinvolta nel giro di riciclaggio e frode informatica ai danni di una quindicina di clienti, tra cui un formiginese, a cui sono stati sottratti 450mila euro, chiederà di essere rimessa in libertà. Il suo avvocato, Gianpaolo Verna, sta elaborando il dossier che presenterà al tribunale del Riesame per chiedere al giudice di alleviare le restrizioni visto che oggi si trova agli arresti domiciliari. Tra i motivi che verranno presentati a Bologna c’è l’impossibilità di inquinare le prove, la mancanza dei presupposti per il pericolo di fuga e anche la reiterazione del reato. Perché, si spiega nella documentazione, la funzionaria infedele non poteva essere l’unica ad avere accesso ai libretti postali che, stando a quanto lei sostiene, erano contenuti in una scatola e appoggiati su uno scaffale, alla portata di tutti. Ma nell’ordinanza di arresto c’è anche un’incongruenza temporale: si riferisce che un determinato episodio si svolge nell’aprile 2016 quando la funzionaria era già stata trasferita nell’autunno 2015 all’ufficio centrale provinciale di Poste Italiane a Modena. Non poteva quindi essere lei ad agire dai computer della filiale di Formigine.
Davanti al Riesame, inoltre, si cercherà di dimostrare come la donna, descritta come una dei vertici operativi del gruppo, non fosse invece troppo serena nel lavorare, avendo dovuto sopportare diverse pressioni - da parte di chi non è ancora dato sapersi - e atti intimidatori come il taglio degli pneumatici. Tutte argomentazioni, però, che al momento non fanno testo e che diventeranno però interessanti in sede processuale.(f.d.)
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