Portobello, guerra sulla gestione
Con una lettera l’Auser minaccia di arrivare alle vie legali contro Asvm che l’avrebbe esclusa dalle decisioni
Tempi duri per Portobello. Il progetto di market solidale portato avanti dalle associazioni di volontariato e dal Comune di Modena è una svolta quasi epocale: dopo anni di gestione da parte delle associazioni, si è deciso di procedere con una manifestazione di interesse per trovare un nuovo gestore. Tutto bene fin qui, se non fosse che un’associazione ha deciso di scrivere al presidente dell’Asvm, Emanuela Carta, al direttore del Centro Servizi Volontariato, al portavoce del Forum Terzo Settore, Anna Lisa Lamazzi, e al sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli chiedendo la sospensione del percorso di cambio gestione.
L’idea che ne scaturisce è che ci sia una forte spaccatura all’interno del volontariato modenese, anche se le motivazioni che si evincono dalla lettera vertono sul percorso che sta portando al cambio di gestione e sulla scelta di gestire diversamente il centro. In atto c’è una manifestazione di interesse, che dura da più di un mese e si concluderà dopo 45 giorni. Manifestazione che, da quanto si apprende dal sito del volontariato modenese, è stata indirizzata a tutte le associazioni. Non la pensa così l’Auser, l’associazione che ha scritto la lettera, che nella missiva si è sentita superata «esclusa - è scritto - dalla decisione di come superare l’attuale gestione, ci sembra non corretto e irrispettoso». Motivo? «Sono le associazioni che a suo tempo diedero vita al progetto le titolari dello stesso, secondo le norme di legge». Ecco perché l’Auser chiede «la sospensione e un incontro di tutte le associazioni per concordare percorso e modalità per andare ad una nuova gestione». L’Auser minaccia anche di «riservarsi di portare avanti tutte le iniziative possibili qualora ciò non avvenisse», portando Portobello in tribunale.
Va detto che quello di Portobello è un progetto che ha fatto il giro d’Italia e usato da esempio come idea virtuosa.
Nell’Emporio Portobello chi è in difficoltà riceve prima di tutto potere d’acquisto. Può fare la spesa scegliendo liberamente i prodotti che più servono alla famiglia, pagando non in euro ma con punti da un budget che è assegnato sulla base del numero dei componenti familiari al momento del primo acceso. L’autorizzazione ad accedere all’Emporio è concessa dai servizi sociali, previa verifica dei requisiti, anche allo scopo di evitare ridondanze e sprechi rispetto ad altri soggetti che sul territorio forniscono aiuti. Le famiglie ricevono tra il 50 e il 70% del fabbisogno mensile. L’attività ovviamente andrà avanti, resta da capire chi la gestirà.
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