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Tatuaggi e manicure «Se c’è poca igiene portano l’epatite C»

Tatuaggi e manicure «Se c’è poca igiene portano l’epatite C»

A Modena 1200 pazienti in cura e altri 15 mila casi potenziali Patologia curabile, costi passati da 50 mila a 15 mila euro

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La minaccia strisciante dell’Epatite C può diventare improvvisamente concreta per chi ricorre con troppa disinvoltura ai tatuaggi, magari rivolgendosi a sedicenti professionisti che non rispettano le regole per utilizzare materiale monouso e sterile.

È questo l’allarme lanciato ieri nel corso di un seminario scientifico al Policlinico in cui si è fatto il punto sulle cause di una malattia che finalmente è diventata curabile e a prezzi accettabili, 10-15 mila euro per ogni paziente portato alla guarigione. Un gigantesco passa in avanti se si pensa che sino a tre anni fa la patologia costava 50 mila euro e sino a una decina di anni fa era una nebulosa in cui le armi dei sanitari erano spuntate; le poche cure cercavano di garantire la sopravvivenza del paziente con medicine pesanti e senza possibilità di guarigione.

«Tatuaggi, piercing e trattamenti estetici, come il botox per le rughe o la cosmesi alle unghie, possono diventare veicoli di infezione che aprono le porte all’Epatite C - spiega la dottoressa Angela Villa, che dirige il reparto di Gastroenterologia - Questo, si badi bene, se non si rispettano le regole sui protocolli di sterilità degli attrezzi. Ma la moda dei tatuaggi galoppa e non sempre si va dagli specialisti accreditati. Molte volte con i disegni sulla pelle fatti nei chioschi piuttosto che sulle spiagge. Quelle che stiamo verificando è l’abbassamento dell’età media della malattia che sino a qualche anno fa colpiva massicciamente dopo i 50 anni mentre ora i pazienti sono molto più giovani. Per le donne questo significa fertilità dimezzata. Il rischio di perdere il bambino passa dal 20-22 al 42% e aumenta il rischio di menopausa precoce che si porta verso i 40 anni».

Quanti sono i modenesi colpiti da questo tipo di epatite?

Se l’epatite A viene definita sporadica perchè legata a incidenti di percorso nella catena alimentare e non è prevedibile a priori, quella di tipo B si è affievolita molto. «Un’indagine effettuata sulle donazioni ci ha confermato la marginalità di questa patologia, almeno nella nostra provincia, arrivata a colpire un numero di persone inferiore allo 0,3% della popolazione».

I numeri assoluti per l’epatite di tipo C invece non sono confortanti.

A livello nazionale di fronte a 300 mila casi diagnosticati negli ospedali le stime sui pochi dati epidemiologici parlano di stime che oscillano tra 100/130 mila persone colpite di cui solo 30 mila sanno di esserlo. Nella nostra provincia si parla invece di 6 mila casi diagnosticati nelle strutture sanitarie e trattate. Quanto alle stime invece bisogna ricorrere alle approssimazioni statistiche, le stesse accettate dalla comunità scientifica. Per la nostra provincia si parla di 1200 casi trattati e di 15 mila colpiti potenzialmente, anche se senza sintomi o portatori sani.

«Quando prendiamo in carico un paziente - conclude la dottoressa Villa - ci premuriamo di compilare un questionario sulle sue abitudini di vita, dove non trascuriamo nè la frequenza dei tatuaggi nè le visite mediche. Ma oggi, con i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta, la guarigione è più certa».

Saverio Cioce

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