Dal muro che nega la corsa alla scacchiera della vita
Storia e miti in dipinti, foto e disegni nelle mostre proposte dalle gallerie private di via Carteria, alla Hiro Proshu, ad Artesì, ArtEkip, al Consorzio, al S. Filippo Neri
Se intriganti sono le proposte negli spazi espositivi delle istituzioni pubbliche, non di meno sono quelle nelle gallerie private. In via Carteria una concentrazione di mostre: al numero 38 lo spazio CarteriA + Architettura&Design accoglie sette scale di sette gradini (appese al soffitto e ai muri) realizzate da Laura Tarugi con filo di ferro che indicano le ascese e discese della vita. Un desiderio di elevazione che richiede sforzo, fatica, come ogni vera conquista dell'esistenza umana. Pochi passi e al civico 26, da Einmal il visual artist Musquiqui Chihying, che lavora a Berlino e a Taiwwan, registra due casi di censura. Uno sportivo che richiama le Olimpiadi di Berlino del 1936, quando l'atleta coreano Sohn Kee Chung nasconde sul podio la bandiera del Giappone che, da vincitore, rappresenta. L'altro caso rimanda ad uno spettacolo musicale del 2015, quando la cantante Chou Tzu-Yu, sventola la bandierina “proibita” del Twain, suo paese d'origine. Alla Galleria Carteria 42 il video di Gentilini e Moncalieri celebra le vittorie nell'hockey e nel pattinaggio artistico dell'Amatori Modena. Nella vicina via S. Eufemia, presso la Galleria Hiro Proshu Alessandro Formigoni presenta “La scacchiera dell'evoluzione”, dove pezzi in ceramica evocano l'immagine di una lotta condotta con rigorosa strategia e sembrano «rispecchiare - dice il curatore Andrea Losavio - le vicende della lotta evolutiva, tra adattamenti ed estinzioni».
Alle forme dell'ordine e del caos riconducono, da Artesì, in via Fonte D'Abisso, diretta da Maria Teresa Mori, le fotografie di Giovanni Falcone che registrano l'inquietante follia che il manicomio si era illuso, nel degrado, di contenere; le xilografie di Cristian Boffelli dove lo scontro tra uomini e animali si fa metamorfosi; la grande opera unica di Stefano Santachiara raffigurante un'estesa rovina industriale. Di coincidenza degli opposti parlano, presso ArtEkyp, in via Torre, le opere su carte e le installazioni scultoree di Leonardo Greco, con rimandi alla perfezione della statuaria greca raggiunta attraverso l'equilibrio interiore, quello tre le opposte tensioni, dell'artista. Il concetto di “ricomposizione” si afferma, al Consorzio Creativo, nei lavori di Gianni Valbonesi che impiega spartiti, etichette, biglietti d'ingresso, ma anche materiali diversi (tappi, foglie, pezzi di specchio e porcellana, bottoni...), “salvati” dalla loro inutilità per acquistare armonia nel colore. Con immagini fotografiche che formano, al San Filippo Neri, la mostra “Betlemme 4.30. Il muro che frena la corsa”, Luigi Ottani denuncia come quel muro che si frappone tra i lavoratori palestenesi diretti al lavoro e la pace, costituisca barriera anche contro “la maratona della pace”, la corsa simbolica, nata nel 2004 ed ora interrotta.
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