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Festival Filosofia sull'Agonismo

Miguel Benasayag a Festival Filosofia: Elogio del conflitto che evita la violenza

Martina Stocco
Miguel Benasayag a Festival Filosofia: Elogio del conflitto che evita la violenza

«Il blocco identitario porta allo scontro»

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«L'elogio del conflitto come vita per la pace». Può sembrare una contraddizione trovare nella stessa frase due parole con un significato così differente: conflitto e pace. Eppure, è in questi termini che Miguel Benasayag ha introdotto la sua “lectio” sul conflitto.
Una breve introduzione di quella che sarebbe stata la lezione vera e propria è stata data ieri mattina al Palazzo dei Musei. Miguel Benasayag ha poi ripreso, approfondendo in termini più completi, il tema nel pomeriggio in piazza Garibaldi a Sassuolo.

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«Può sembrare una provocazione parlare di elogio del conflitto al giorno d'oggi - ha ripreso il filosofo e psicanalista argentino - ma io parlo di conflitto come di ciò che serve per evitare lo scontro violento». Dove trova origine lo scontro? «L'identificazione identitaria con una sola qualità, un solo aspetto che ci caratterizza - ha precisato Benasayag - porta al confronto violento, alla barbarie». Conflitto, confronto, pace. C'è una via d'uscita? «Nell'epoca della violenza, immersi come siamo nel caos è importante - ha chiarito il filosofo di nazionalità franco-argentina - non rifiutare il conflitto. Questa realtà conflittuale, sia personale sia sociale, collettiva, può permettere l'uscita dall'attuale situazione di blocco identitario». Ma cosa significa blocco identitario? «Identificarsi solo con una parte di sé - ha rimarcato Benesayag - ed è ciò che porta allo schiacciamento della società. Ad esempio, dire sono musulmano, cattolico, ebreo e rinchiudersi in quell'unico aspetto porta al confronto violento. Lo stesso discorso si può fare anche nello sport, per i tifosi. Dire: “sono della Lazio”, inteso come l'essere tifoso di una squadra, non significa essere solo quello. Io non sono solo così, sono anche tanto altro. Considerare la realtà e l'identità propria, oltre che collettiva, come molteplice dà la possibilità di uscire da un blocco immaginario».
Classe 1953, Benasayag oltre ad essere filosofo e psicanalista, è anche medico e sociologo. Ha militato nella guerriglia guevarista. È stato arrestato più volte e ha trascorso un periodo di tempo in carcere come prigioniero politico. Si è poi trasferito in Francia. Tra i suoli libri anche “L'elogio del conflitto” (2008), scritto a quattro mani con l'insegnante di filosofia Angélique Del Rey. Recentemente ha visto pubblicato “Il cervello aumentato, l'uomo diminuito”. Nel testo l'autore indaga dal punto di vista antropologico l'effetto dell'ibridazione tra cervello e computer.

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