Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia sull'Agonismo

Salvatore Natoli a Festival Filosofia: senza avversario non c’è futuro

di Daniele Bondi
Salvatore Natoli a Festival Filosofia: senza avversario non c’è futuro

La lotta porta alla realizzazione di sé. L’anatema su Facebook: «Mondo vano dell’apparire»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Salvatore Natoli introduce la sua lezione sostenendo che tratterà della “lotta” in quanto mezzo per la realizzazione piena di sé. Per discuterne a fondo occorre considerare la semantica generale di questo termine. Ecco allora quattro termini greci che possono illuminare questo percorso. Il primo termine è Agon ovvero spingere, guidare, dirigere. L’Agon è una sorta di conflitto in cui emerge un leader e lo stesso agone politico non è altro che lotta per dirigere. Un secondo termine da prendere in considerazione è Athleo, lo sforzo da sopportare per la riuscita: l’atletica è fatica, richiede applicazione costante. Terza parola: Machia. Questa ci richiama alla lotta in guerra in cui vince il più forte, spesso mostrando il volto selvaggio della distruzione. La quarta parola, Triambeo, significa trionfo e ci ricorda il fatto che nell’antica Grecia il premio era spesso simbolico (alloro) perché ciò che più contava era il segno pubblico della gloria, la devozione degli altri. Quella civiltà, anch’essa corrotta in diversi ambiti, era comunque fondata sull’onore, la gloria e il riconoscimento degli altri.

In uno scritto del 1872, Nietzsche parla di “Agone Omerico” ed elabora concetti di invidia, discordia, vittoria, conquista. Qui egli si scontra con l’idea di separazione dell’Uomo dalla Natura sostenendo che l’umanità ha in sé la Natura, ha in sé degli istinti anche selvaggi che non vanno etichettati come positivi o negativi, non vanno negati (sennò si nega la stessa virtù) ma come potenze da guidare.

Esiodo parla di una Eris (contesa) buona e di una Eris cattiva. La seconda è quella che favorisce la discordia e la guerra; la prima quella che, attraverso l’ambizione, l’emulazione, esorta al lavoro anche il neghittoso. Una competizione, quella nel lavoro, che è mossa dall’invidia, dal desiderio di far meglio dell’altro (il vasaio gareggia col vasaio e il cantore col cantore). Ecco di nuovo l’idea di Nietzsche secondo cui gli istinti naturali, fra i quali la stessa invidia, non sono positivi o negativi di per sé, ma vanno trasformati in dinamiche costruttive. L’invidia infatti può essere molto negativa quando diventa odio, calunnia contro il successo altrui. Ma se non ci fosse un po’ di invidia, come potremmo interessarci al successo o all’insuccesso dell’altro? L’invidia va solo trasformata nella domanda: “Hai meritato davvero la vittoria? Non hai barato?”.

Quando Cesare vinse Pompeo ebbe a dire: “Mi hanno costretto” e in questa sentenza c’è tutta la sua nostalgia della lotta, di un avversario e il peso dell’accusa futura di tirannide nonché la morte. “Solo una cultura parassita - sostiene Natoli – non vuole avversari”.

In conclusione, Natoli si scaglia contro i social: “Facebook non è comunicazione, ma esibizione. È mostrare se stessi senza conoscersi. È cercare di essere attraverso l’apparire, perché non c’è auto-conoscenza”. Per auto-formarsi e rendersi idonei al Bene, è necessario, al contrario, celarsi, sparire, restare nel buio dell’intimità, fuoriuscire dal mondo vano dell’apparire. “Sparite, tornate nel segreto dell’anima!”. Solo così potremo vincere la lotta per noi stessi e renderci idonei al Bene.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google