La stilista modenese: «Mi ispiro ad Armani per vestire le giovani musulmane alla moda»
Le modenesi Cinzia Aicha e Hayette hanno fondato una società per commercializzare abiti in rispetto delle norme religiose: «Tanti pregiudizi, il velo è un falso problema, la polemica sul burkini ridicola»
MODENA. Non velate, velate, ipervelate, la nostra inchiesta sulle donne musulmane comincia dalle ragazze che portano il velo ma che non rinunciano alla moda, alle tendenze e alla femminilità «Il velo è come un biglietto da visita», dice Cinzia Aicha Rodolfi, blogger e imprenditrice di Castelfranco Emilia.
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Convertita dal 2001, ha co-fondato nel 2015 Verde Jennah, un blog che si occupa dell'universo femminile islamico, dello stile di vita delle musulmane d'Italia e di moda islamica applicata all'Occidente. Il nome significa Paradiso Verde: «Perché il colore dell'Islam non è il nero, non è quello delle bandiere dell'Isis ma il verde rigoglioso», chiarisce la donna che ha adottato come nome islamico Aicha, una delle mogli del Profeta. Velata da un leggero hijab bianco Cinzia sorseggia un caffè in un terrazzino di un bar a Castelfranco Emilia. È vestita in modo sportivo: calza delle sneakers adidas e porta un jeans chiaro con una larga camicia bianca che copre le forme del corpo e che scende poco sopra le ginocchia.
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MODELLO SEMPLICE. «Proponiamo un modello femminile musulmano semplice, funzionale e sportivo in linea con i precetti della nostra religione. Un progetto che si poggia su di un blog, strumento fondamentale per stabilire tendenze e gusti delle giovani musulmane», spiega Cinzia. La moda islamica è uno dei settori in maggiore espansione nel mondo. Secondo uno studio del 2015 (Camera di Commercio e associazione industriali di Dubai - Emirati Ababi Uniti), il giro d'affari della moda islamica arriverà a toccare 322miliardi di dollari entro il 2018. Si tratta del secondo mercato mondiale dopo gli Usa. In Europa il business dell'abbigliamento halal (lecito, in arabo) è nato con l'immigrazione perlopiù araba e magrebina. «Ma non è alle prime generazioni che ci rivolgiamo, il nostro target sono le ragazze di fede islamica di seconda generazione, le “millennial” musulmane, ovvero quelle nate fra gli anni '80 e gli anni '90», spiega Cinzia.
Il blog del progetto Verde Jennah propone testi e fotografie di ragazze musulmane velate dall'aspetto rassicurante: sorridenti e in pose semplici. «È la nostra mentalità, in tempi così duri in cui la stigmatizzazione dei musulmani peggiora di giorno in giorno è nostro dovere rispondere con normalità, positività, ottimismo: la donna Verde Jennah è una donna con il sorriso, attiva nella società che veste in funzione del lavoro che svolge».
RE GIORGIO IL MODELLO. Cinzia riflette la realtà delle seconde generazioni che oggi prendono lauree e frequentano le nostre scuole, facoltà e biblioteche: «Una generazione consapevole e colta, attiva nel sociale e con un alto grado di partecipazione alla vita civile».
Cinzia confida che il suo riferimento sartoriale è “Giorgio Armani in hijab”: «La donna islamica moderna dovrebbe essere umile ed elegante: se tu allunghi la giacca, metti le maniche nei vestiti estivi, usi tessuti non trasparenti e lunghi fino alle caviglie, tutti i capi di abbigliamento di Armani possono diventare islamici, è la nostra icona perché è uno stile sobrio, non potremmo mai prendere come riferimento Roberto Cavalli o Dolce e Gabbana». La passione per la moda e le contaminazioni estetico-culturali che essa provoca nei figli dei musulmani immigrati in Europa ha generato una sottocultura di cui Verde Jennah è la degna articolazione locale. Una tendenza nata in Gran Bretagna e nell'Europa del nord cinque anni fa sotto la spinta dei blog di moda islamica delle hijabistas, le fashionistas con l'hijab, e delle mipsterz, la versione islamica degli hipster. Una tendenza in prevalenza femminile che coniuga l'estro individuale al rispetto della tradizione comunitaria. Non si tratta infatti di scoprire il corpo ma di liberarsi come meglio si può e si crede “dell'uniforme del velo” che tutto omologa. Non si tratta di togliere ma di aggiungere, allora. Largo uso è dato agli accessori: dalle mani colorate con l'henné ai gioielli e alle borse.
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DIVIETI RIGOROSI. Secondo la dottrina islamica, le donne dovrebbero tenere scoperte il viso e le mani e portare abiti lunghi fino alle caviglie e larghi a sufficienza da nascondere le forme del corpo. Vietato anche esagerare con la cosmetica e usare smalti per le unghie ma a parte questi dettagli le ragazze Verde Jennah sarebbero indistinguibili dalle loro coetanee se non fosse per il velo in testa: «Tutto questo casino per un pezzo di stoffa»; dice Hayette Cheikh indicando il suo hijab. Co-fondatrice del progetto Verde Jennah, Hayette rappresenta alla perfezione il target di cui Cinzia faceva menzione. Di origine marocchina, Hayette è nata a Modena 26 anni fa. Diplomata al Venturi, organica a diverse organizzazione benefiche del territorio, in prima linea nelle manifestazioni contro il terrorismo, in Verde Jennah si occupa di grafica e fotografia. Anche lei veste il casual-chic islamico, seduta senza complessi al tavolino di un bar esclusivo che si affaccia su piazza Grande, all'ombra della Ghirlandina. Ad inquadrarle il viso porta un foulard rosso bordeaux dello stesso colore delle converse All Star che calza. Porta dei pantaloni neri e una maglietta bianca a maniche lunghe, i polsi sono ornati da braccialetti d'argento e le mani sono colorate con l'henné. Dichiara di possedere un centinaio di hijab per tutte le occasioni e altrettante scarpe.
Cinzia e Hayette stringono le mani agli uomini, siedono nei bar in loro compagnia, cose scontate per le occidentali ma che le musulmane più ortodosse non farebbero mai. «Ho sempre creduto in una società plurale di tolleranza e di pace, Allah è un Dio di misericordia e di pace, non un Dio vendicativo e sanguinario», spiega Hayette. Come molte coetanee Hayette è “tornata” al velo nell'adolescenza: «Ho cominciato a portare il velo dopo la maturità, prima vestivo come le altre ragazze per farmi accettare anche se mi sentivo a disagio, per me il velo è stata una fonte di cambiamento fondamentale, mi ha aperto gli occhi sulla falsità di chi mi stava intorno». Hayette racconta di aver perso più di un'amica a causa della sua scelta: «Alcuni mi hanno perfino chiesto se nutrissi simpatie nei confronti dell'Isis». Cinzia e Hayette parlano a ruota libera di moda e di attualità: «La questione del burkini è ridicola, spero si passi a cose più importanti ma è il segno che i musulmani vengono trattati con insofferenza e che i segni più visibili della loro fede sono nel mirino», dice Cinzia che aggiunge di non vedere l'ora di poter commercializzare una linea di burkini anche in Italia con Verde Jennah. La visione della vita e della società di queste donne è sfaccettata, complessa, si passa da una laicità rivendicata in campo politico e all'uguaglianza di genere in ambito giuridico a posizioni più conservatrici sulla condizione femminile come quelle di Hayette che sulla poligamia osserva: «È un falso problema, oggi pochissimi musulmani praticano la poligamia ed è esplicitamente vietato per legge in alcuni paesi del nord Africa o scoraggiata, come in Marocco, ma secondo me è un istituto ancora valido che aveva una motivazione onorevole: non lasciare da sole le vedove o le donne più fragili prendendole così in spose e garantendo il loro mantenimento, io non avrei problemi a essere seconda o terza moglie di un uomo virtuoso che ha il coraggio di dichiarare pubblicamente di nutrire sentimenti per altre donne invece di nascondersi e commettere adulterio dietro alle mie spalle».
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