«Lavorazione carni, stop allo schiavismo»
In Emilia Romagna «stimiamo oltre 3mila lavoratori organizzati negli appalti della lavotrazione carni, di cui più di 1.200 solo a Modena, spesso in condizioni di pesante sfruttamento, in una forma...
In Emilia Romagna «stimiamo oltre 3mila lavoratori organizzati negli appalti della lavotrazione carni, di cui più di 1.200 solo a Modena, spesso in condizioni di pesante sfruttamento, in una forma che non abbiamo esitato a definire di nuovo caporalato o di schiavismo, come nel caso della vertenza Castelfrigo».
Questo viene posto nero su bianco dalla Flai-Cgil Emilia Romagna, nell'ambito del protocollo d'intesa firmato a Roma il 14 settembre scorso tra Fai, Flai, Uila nazionali e i rappresentanti di Assocarni, per rilanciare legalità e qualità nel settore. Ci si impegna alla corretta applicazione dei contratti nazionali dell'industria alimentare a tutti i lavoratori impegnati nei processi produttivi di trasformazione, così come all'individuazione di «opportune soluzioni per portare, o riportare, all'interno delle aziende le attività precedentemente appaltate». Il nodo del cambio di appalto, insomma.
Ma si annuncia di voler stringere anche sulle «iniziative congiunte per contrastare i fenomeni di appalti non genuini, ampiamente presenti nel settore della macellazione, lavorazione e trasformazione delle carni». Il tutto con la collaborazione di Confindustria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google