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Roberta Diazzi: «La mia pittura un grande amore in... evoluzione»

di Maria Vittoria Melchioni
Roberta Diazzi: «La mia pittura un grande amore in... evoluzione»

L’artista modenese, apprezzata nel mondo tra i nomi di spicco della Pop Art italiana

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MODENA. Roberta Diazzi, ormai di casa in alcune delle principali gallerie italiane, nel Principato di Monaco e con clienti sparsi nei cinque continenti, si è infatti imposta come una delle più autorevoli rappresentanti della pop art italiana. Una definizione che non è però una limitazione giacchè Roberta non vuole connotarsi in modo univoco ma piuttosto seguire le intuizioni della passione che l’ha spinta anni fa a lasciare un lavoro ben avviato e sicuro per dedicarsi al suo grande amore: dipingere. Diplomata al Venturi e specializzata nelle tecniche grafiche la Diazzi, inizialmente ispirata da grandi come Warhol o Lichtenstein, ha poi intrapreso strade differenti tra cui quella di opere a campitura totale con cristalli originali Swarovski che sono diventati un suo tratto distintivo. Attratta soprattutto dalla ritrattistica ha firmato opere dedicate a Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani, alla first lady cinese e ad altri famosi personaggi internazionali. Anche se, come lei stessa confessa, il volto che non si stanca mai di ritrarre è quello di suo figlio Edoardo.

«Il pittore attraversa molte fasi che lo trasformano, l'ultimo Picasso non era neanche parente del primo». Roberta Diazzi si presenta così: una bellissima donna, madre, moglie, completa, ma un'artista ancora in divenire che conosce alla perfezione la sua origine, ma che non vuole sapere quale sia la sua destinazione, godendosi il viaggio che la sua arte le sta facendo fare attraverso la vita e attraverso il mondo. «Avevo un lavoro ben avviato e sono stata molto coraggiosa a mollare tutto per dedicarmi totalmente a quello che amavo fare di più: dipingere» - racconta. «Il primo ritratto che ho realizzato con la tecnica multicolore resa celebre da Andy Warhol rappresentava me e il mio compagno. È bastato appenderlo in casa e chiunque venisse a trovarci me ne commissionava uno. Finita la cerchia di amici, con il passaparola ho allargato il mio giro di clienti e ho iniziato a frequentare le fiere. Nel giro di pochi anni le opere sono diventate centinaia e centinaia fino ad arrivare al regalo di nozze per Luciano e Nicoletta Pavarotti. Da lì ho aggiunto alla mia collezione tanti personaggi illustri e tante persone comuni».

La sua fama poi ha varcato i confini modenesi.

«Sì, nel 2009 ho fatto la mia prima trasferta all'estero, a Montecarlo dove per tre anni consecutivi ho partecipato al concorso GemlucArt. Una manifestazione promossa dalla principessa Carolina che seleziona 100 artisti le cui opere vengono esposte e vendute e il cui ricavato va ad una fondazione benefica a favore delle famiglie che devono assistere i propri cari malati di cancro».

Ed in terra monegasca arriva la prima grande soddisfazione.

«Nel 2010 ho vinto il concorso con un'opera composta da nove quadri rappresentanti lo stemma del principato in chiave pop con nove colori differenti. Ora quell'opera si trova nello studio di Carolina che ha apprezzato talmente la mia idea da riproporla stampata su foulard in seta che sono venduti nel più esclusivo shopping center monegasco e i fondi vengono devoluti alla fondazione di cui parlavamo prima. Ho continuato a frequentare Montecarlo dove ora collaboro con una galleria situata nel Carrè d'or, dove espongo una o due volte all'anno».

Dal principato alla conquista del mondo.

«Sì diciamo che grazie alla collaborazione con importanti gallerie e fondazioni come la Mazzoleni, la Forte Antichità e la Palma arte di Piacenza, ho portato le mie opere in Asia, in America e sono state viste ed apprezzate da una clientela internazionale selezionata».

Come mai la pop art?

«Avendo studiato grafica e grafica pubblicitaria, la pop art è la corrente che più le assomiglia. Anzi c'è una vera e propria commistione, tanto che Warhol la enfatizzò utilizzando prodotti commerciali come soggetto dei suoi quadri, per citarne uno su tutti la zuppa Campbell».

Dalla pop art con colori ad olio agli Swarovski, com'è avvenuto questo passaggio?

«La tecnica che usavo ad un certo punto ha iniziato ad essere un po' troppo inflazionata perché veniva riprodotta facilmente da chiunque avesse un minimo rudimento di grafica. Così ho pensato di rendere ancora più preziose le mie opere e di utilizzare i cristalli Swarovski al posto dei colori. Nel 2010 ho contattato l'azienda e ho chiesto la certificazione. Ho continuato a ritrarre volti, poi ho iniziato a studiare gli animali esotici, quelli dei safari per intenderci, che sono stati da sempre una mia passione».

Ci può spiegare in cosa consiste questa nuova tecnica da lei utilizzata?

«Traccio sempre il disegno a mano libera. Poi mi avvalgo di un supporto in plexiglass colorato e inizio ad attaccare i cristalli uno ad uno, con le pinzette e una speciale resina super resistente. Il numero di cristalli utilizzati per ogni quadro è di svariate migliaia: dai 20.000 ai 60.000. Solitamente uso tinte neutre: la naturale più due sfumature di grigio unite al supporto nero della base. Accostandoli tutti, uno per uno sul disegno, riesco a dare un effetto tridimensionale con tutte le sfumature. Una volta mi sono cimentata nella realizzazione di un pavone multicolor, ma è stato un lavoro davvero molto molto complesso, quindi cerco di limitarmi ai tre colori più quello del supporto».

C'è un particolare del corpo umano che la attrae particolarmente?

«I volti sono sempre stati la mia passione. C'è un che di esoterico nel ritrarre gli occhi delle persone perché attraverso essi puoi davvero capire l'anima di chi hai di fronte. Gli occhi sono dei canali energetici potentissimi e quindi poterli catturare nelle mie opere è un po' come bloccare, imprimere sulla tela, l'essenza degli esseri umani».

Chi è la persona che vorrebbe ritrarre?

«L'unica persona che non mi stanco mai di ritrarre è mio figlio Edoardo. Ha un ritratto per ogni suo anno di vita».

LA SCHEDA

TUTTO COMINCIO' DALLA GRAFICA

Nata sotto il segno dell'Ariete il 5 aprile 1973 a Modena, Roberta Diazzi si diploma nel 1992 presso l'istituto d'arte “A. Venturi”, specializzandosi nelle tecniche grafiche. La pittrice comprende subito l'importanza del gesto pittorico nella ricerca di un'immediata comunicazione visiva: le creative pennellate della sua pittura ad olio donano alle opere quel grande impatto espressivo che è divenuto poi suo esclusivo segno. Tale segno - che fa dell'aderenza al vero la sua più celebrata qualità - attraversa la trama delle sue tele materializzandosi nello straordinario gioco di un personalissimo codice stilistico-espressivo, riconducibile ai grandi della Pop Art internazionale soprattutto nelle scelte cromatiche: Andy Warhol per la serialità delle sue raffigurazioni; e Roy Lichtenstein per quell'originale revisione stilistica derivata dal fumetto. É tale commistione artistica ad aver decretato il successo dei suoi lavori. Tra i suoi committenti più illustri ricordiamo la famiglia Ferrari, la famiglia Montezemolo e lo stesso Luciano Pavarotti. Lavora da diversi anni nel Principato di Monaco dove riceve riconoscimenti dalla stessa Principessa Carolina la quale ha l'opera “l'oevre pop de Monaco” nel suo studio. L'artista realizza opere Crystals from Swarovski®, per la nota produzione di opere a campitura totale con cristalli originali dell'azienda Austriaca. Ultima in ordine di tempo - ma non per questo meno importante - la collaborazione con Luxor Gioielli.

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