Gazzetta di Modena

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Guiglia: quel borgo adagiato sul colle finestra sulla valle del Panaro

Rolando Bussi
Guiglia: quel borgo adagiato sul colle finestra sulla valle del Panaro

C'era una volta una terra piena di storia, arte, buona cucina con i mitici borlenghi

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GUIGLIA.  L'arte, una storia illustre e l'incanto naturalistico si ritrovano in questo castello, da cui per la particolare posizione, adagiato com'è sopra un colle, si gode una veduta stupefacente che abbraccia il corso del Panaro e la pianura. Citata nell'890 (appare infatti in quell'anno in un atto di enfiteusi), e in documenti successivi del 996 e del 1045, Guiglia fece parte delle terre di Matilde di Canossa e fu poi teatro di frequenti scontri per la posizione di confine fra il Modenese e il Bolognese.

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Come ogni borgo dell'epoca fu coinvolto in sanguinose guerre di fazioni e subì alterne dominazioni, finché il castello passò agli Estensi, dopo essere appartenuto dal 1405 ai Pio di Carpi, poi ad altre famiglie. Nel 1630 Francesco I d'Este la darà in feudo ai marchesi Montecuccoli che faranno del castello la loro sede estiva fino al 1796. Il solenne portale in facciata introduce al cortile con loggiato a colonne e stucchi di un fastoso barocco simile a quello delle seicentesche dimore estensi; domina su tutto il possente torrione medievale. Si accede al centro storico dall'arco monumentale (1710) con l'Aquila dei Montecuccoli e si sale al castello tra case quattro-cinquecentesche.

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Fu dei Montecuccoli fino a che gli eredi non lo vendettero alla fine dell'Ottocento. Notevole la Torre del Pubblico (1535): ha pianta quadrata, portale in cotto a strombo ed è sormontata dalla cella campanaria seicentesca. Presso il castello, la chiesa della Beata Vergine di San Luca, la "Madonnina", un oratorio probabilmente edificato a cavallo tra Seicento e Settecento, ultimato nel 1715, accoglie le tombe dei Montecuccoli (il grande condottiero, il famoso Raimondo Montecuccoli (1609-1680) è sepolto nella Chiesa dei Nove Cori Angelici a Vienna).

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La Rocca è oggi di proprietà comunale. Il centro storico conserva ancora oggi l'aspetto di una piccola città medievale: le strade strette, le case addossate le une alle altre, i ciottolati, i portici: per ricordare il passato di Guiglia segnaliamo che a Casa La Lama esiste una torre del Sei-Settecento; Sant'Antonio è un oratorio dell'Ottocento; San Geminiano, presso il Ponticello, ospitò il convento degli Scolopi e fu fatto costruire nel 1632 da Francesco Montecuccoli (del convento, purtroppo, rimane solo una costruzione con una serie di arcate tamponate). 

Il Comune di Guiglia conta circa 4.000 abitanti su una superficie di 48,3 Kmq (siamo a 500 metri d'altezza), con frazioni sparse che ripercorriamo brevemente e che ricordano il passato del territorio: Castellino, Gainazzo, Monteorsello, Pieve di Trebbio, Roccamalatina (a proposito: si dirà Rocca Malatina o Roccamalatina?), Rocchetta, Samone.

Sulla antica strada Romea si trova Castellino delle Formiche, già castello dei Montecuccoli: del castello sono rimasti muri del Duecento, costruzioni con portali a sesto acuto del Trecento, un portale della canonica del Quattrocento e la torre divenuta poi campanile. Gainazzo, citato nel 1163, ebbe invece una rocca intestata ai Montecuccoli. A sud di Guiglia s'incontra Monteorsello. L'antica chiesa dedicata a Santa Maria fu gravemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale. Ne rimane la bella porta d'ingresso, e soprattutto la bellissima Madonna con il Bambino realizzata nel 1545 dal grande Antonio Begarelli: solo questo capolavoro meriterebbe una visita. A Monteorsello nacque nel 1643 (morì a Modena nel 1695) il celebre geografo Jacopo Cantelli, vissuto a lungo a Roma e poi, dal 1685, geografo e bibliotecario del duca di Modena Francesco II, la cui casa natale ha una bella torre colombaia. Sull'antica Romea, via dei pellegrini, Pieve di Trebbio conserva la pieve romanica di San Giovanni Battista. Fu purtroppo "restaurata" nel 1897-1913: ciononostante ha conservato parti originali come il portale, le colonne, alcuni capitelli della cripta e i rilievi nell'ambone; nel battistero antistante la chiesa (costruito nel 1907) sopravvive la vasca battesimale del IX secolo. Nella chiesa di Rocchetta sono presenti diverse opere di notevole interesse: un fonte battesimale in arenaria del 1584, uno stucco rappresentante una Madonna con il Bambino del Quattrocento e tele del Seicento. La sommità antica di Samone, occupata dal castello, è il Poggiolino, che rivela costruzioni con sottopasso, portali e finestre a sesto acuto del Trecento e del Quattrocento.

Parleremo di Roccamalatina, che merita un discorso a parte, nella prossima puntata. Ma passiamo un attimo dalla arte e dalla storia all'arte della cucina. A Guiglia dal 1967 si svolge annualmente la "Sagra del Borlengo". Preparare e cuocere i borlenghi è un'abilità che è oggi possibile apprendere presso la Scuola Internazionale del Borlengo della Pro Loco di Guiglia. L'origine storica del borlengo risale al tardo Medioevo, quando per far fronte alla carenza di farina si usava aggiungere una maggiore quantità di acqua all'impasto del pane. Nasceva così una sorta di cialda sottilissima e trasparente, quasi un cibo per burla, da cui il nome attuale "borlengo" (in dialetto burlang o burleng). La ricetta attuale, indicata nel disciplinare, oltre agli ingredienti per la "colla" composta di farina, acqua e sale, prevede l'uso facoltativo di uova e un condimento (cunza o concia) preparato con lardo e/o pancetta, aglio e rosmarino, a cui va aggiunta una spolverata di Parmigiano Reggiano.

Una ricetta semplice che richiede però una grande abilità nella cottura, da effettuarsi su una larga padella in rame stagnato chiamata "sole" (per non farsi mancar nulla gli abitanti di Guiglia avevano collocato a Samone nella Sala degli Stemmi la "Mostra permanente della tigella". Chissà se gli altri abitanti dell'Appennino modenese sono d'accordo: la "Gazzetta di Modena" ha organizzato proprio quest'anno un sondaggio chiedendo alle persone di votare quale nome preferiscono dare a questo prodotto: il 64% ha votato Crescentine, mentre il 36% ha preferito Tigelle) (il Borlengo di Guiglia, il tipico prodotto locale per definizione, è stato recentemente inserito nel paniere dei prodotti a marchio collettivo Tradizioni e Sapori di Modena della Camera di Commercio).

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

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