Referendum, è scontro per il Sì
Un documento con decine di firme manda in tilt il Pd. Scintille Guerra-Muzzarelli
Una lettera, firmata da diversi esponenti del Pd modenese, ha mandato in tilt il partito. Chiusa la festa Pd, chiusa la tregua sul referendum. Ed è proprio la riforma costituzionale che si andrà a discutere con la consultazione il motivo del contendere. Tra le persone che hanno firmato ci sono sindaci, assessori, segretari.Ma a qualcuno non sono andati bene. Questi i nomi: Erika Ansaloni, Caterina Bagni, Grazia Baracchi, Paolo Barbieri, Marco Biagini, Andrea Bortolamasi, Thomas Facchini, Tommaso Fasano, Ilaria Franchini, Elena Gazzotti, Giulio Guerzoni, Miles Lawrence, Matteo Mesini, Filippo Molinari, Federica Nannetti, Francesco Ori, Leonardo Pastore, Chiara Pederzini, Luca Prandini, Luca Sabattini, Francesca Silvestri , Roberto Solomita, Teo Vetrugno, Giulia Urbelli.
Ad arrabbiarsi, ovviamente, la componente della sinistra più cauta e quelli che proprio questo referendum non lo digeriscono. Tra i primi certamente Paolo Trande e Maria Cecilia Guerra. La senatrice si è scontrata con Muzzarelli, nel mirino è finito anche il ruolo di “garanzia” che dovrebbe avere un segretario, nel caso specifico Andrea Bortolamasi a capo del Pd cittadini e anche lui tra i firmatari. Ne è nato un vero e proprio scontro che lascerà certamente strascichi nei prossimi giorni.
Il documento è piuttosto chiaro: «Crediamo che il compito storico del Partito Democratico sia di rendere l’Italia più moderna e più giusta. In questo senso la riforma sottoposta a referendum è un passo in avanti importante, il nostro contributo decisivo alla modernizzazione del Paese dopo decenni di veti incrociati e nulla di fatto. Con la fine del bicameralismo perfetto, le modifiche al Titolo V e l’abolizione di Cnel e province, avremo iter legislativi più rapidi e snelli e maggiore chiarezza tra i diversi livelli di governo, mentre gli interventi per sul quorum referendario e i percorsi per le leggi di iniziativa popolare rafforzano gli istituti di partecipazione dei cittadini. Anche se non sufficienti, sono tutti ingredienti necessari per dare impulso ad un'azione politica tesa allo sviluppo economico e alla creazione di opportunità, soprattutto per le giovani generazioni: elementi indispensabili a fare dell’Italia un Paese che possa guardare al futuro con fiducia, serenità e orgoglio. Ecco il perché del nostro appello: diciamo sì, perché l'alternativa a questa riforma non è una riforma migliore, ma nessuna riforma». Novembre è ancora lontano, per le polemiche c’è ancora tempo. (d.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
