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Modena, si fa fare il naso dei sogni e lo paga con assegno falso

di Carlo Gregori
Modena, si fa fare il naso dei sogni e lo paga con assegno falso

In tribunale una pugliese imputata per truffa a un centro chirurgico modenese Ordinò la rinoplastica per avere la punta perfetta ma i 6mila euro non c’erano

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MODENA. Si fa ritoccare il naso per farlo diventare “perfetto” e dopo l’intervento stacca un assegno. Il centro chirurgico lo porta in banca ma scopre che si tratta di un falso, falso come il naso: non esiste neppure il conto corrente. Protagonista di questa operazione estetica con sorpresa finale è una 33enne di Foggia ora imputata a un processo per truffa. La donna non si è mai presentata e neanche il suo difensore, per il quale il giudice ieri ha chiesto all’Ordine degli avvocati di Foggia di aprire un procedimento disciplinare. Due anni fa la donna è venuta apposta a Modena per farsi operare da un noto poliambulatorio modenese che ha una reparto dedicato alla chirurgia estetica. Secondo quanto raccolto nel corso delle indagini dalla Procura, la giovane ha chiesto un appuntamento al centro clinico e ha incontrato un chirurgo estetico chiedendogli espressamente di raddrizzare il naso. Voleva sottoporsi a una rinoplastica per rifare il naso all’insù, alla “francese”.

Il chirurgo ha accettato concordando una data per l’intervento. Per il pagamento, ha spiegato alla paziente, tutto si sarebbe sistemato dopo l’operazione con una parcella di 6mila euro. La giovane ha accettato entusiasta.

Quando è avvenuta l’operazione chirurgica, tutto è andato come previsto nel corso dello studio condotto dal poliambulatorio per l’intervento in programma: la donna è stata operata e bendata al naso. In pochi giorni avrebbe avuto la punta del naso all’insù cambiando aspetto e diventando bella come sognava.

La paziente ha quindi staccato un assegno da seimila euro consegnandolo alla segreteria del poliambulatorio. Tutto procedeva secondo copione fino a quando l’assegno è stato portato a incassare e girato alla banca che lo aveva emesso, la cosiddetta banca traente. Solo allora è arrivata la comunicazione che quell’assegno era falso: si trattava di una buona riproduzione degli assegni di quella banca in Puglia ma era una patacca. Oltrettutto, la paziente non aveva nessun conto aperto. Di qui la denuncia del poliambulatorio, ora parte civile assistita dall’avvocato Barbara Bettelli. Alle proposte di accordo l’avvocato della donna non ha risposto e ora non compare neanche in aula nonostante i richiami del giudice. Prossima udienza il 29 novembre.

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