Bianca Neve: cocaina tra i banchi Il primo libro di Andrea De Carlo
"Bianca Neve": il titolo di una fiaba, ma con uno spazio nel mezzo. Un piccolo spazio che in realtà denota una distanza enorme con la nota storia della principessa pallida. "Bianca Neve" è infatti il...
"Bianca Neve": il titolo di una fiaba, ma con uno spazio nel mezzo. Un piccolo spazio che in realtà denota una distanza enorme con la nota storia della principessa pallida. "Bianca Neve" è infatti il primo libro del modenese Andrea De Carlo e racconta la storia di Ilaria, 17 anni come l'autore, studentessa al quarto anno di un liceo non precisato di Modena. Una storia decisamente meno magica, piena anzi di noia e insoddisfazioni. In questo passaggio problematico della sua vita, Ilaria ha modo di provare la cocaina. La polvere bianca le sembra l'inizio di una nuova vita quando invece è solo l'inizio della fine. Il giovane De Carlo aveva già collaborato alla stesura di un altro libro, "Il campionato degli italiani", ma ora è pronto ad esordire con un testo completamente suo, pubblicato dalla casa editrice modenese Editori del Loggione.
Può spiegare la genesi del suo libro?
«Dopo la collaborazione ho avuto per mesi la voglia di scrivere qualcosa che fosse più personale. Sono interessato alle tematiche sociali, e quello delle droghe è un problema che si collega strettamente ai giovani. Ho sentito molte storie di ragazzi che ne fanno uso ed ho pensato che per il mio primo libro potesse essere un tema interessante. Per approfondirlo mi sono affidato ai consigli del commissario Andrea Piselli, che ho conosciuto a marzo grazie ad un'assemblea del mio liceo, il Selmi. Lui ha fatto un dottorato di ricerca a riguardo ed ha lavorato a Bologna in un'unità anti-droga, quindi mi ha dato molte dritte, soprattutto sulle parti più informative del libro. Alla storia verosimile del romanzo volevo infatti aggiungere alcune nozioni di carattere più scientifico sulle droghe. Una volta ricevute le dritte, in due mesi, scrivendo di notte, ho portato a termine il libro».
Perché proprio la droga come tema preponderante?
«In occasione delle assemblee di istituto sull’argomento sentivo che da parte delle istituzioni c'era una voglia reale di informare i ragazzi, però il linguaggio non era quello dei giovani. L’obiettivo per me era quello di abbattere questo ostacolo comunicativo per far capire che adulti e ragazzi su questi temi non sono poi così in disaccordo».
Perché ha scelto Modena come sfondo?
«Avevo bisogno di punti di riferimento all'interno del libro. Non avendo viaggiato molto non ho esperienza di certi luoghi ho scelto Modena perché essendo la mia città mi dava una certa sicurezza nello scrivere. Navigare con la fantasia in un romanzo che doveva essere verosimile non mi avrebbe portato a buoni risultati».
Eleonora Degoli
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