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Longhi: «Con Ert per un teatro al passo con i tempi e Modena resterà al centro »

di Stefano Luppi
Longhi: «Con Ert per un teatro al passo con i tempi e Modena resterà al centro »

Il neo-direttore: «Tre le linee: ricerca, linguaggi e pubblico Modena resterà al centro. Il Ministero? Invii i finanziamenti»

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MODENA. «Sarà un lavoro duro, ma non mi spaventa il lato manageriale del nuovo incarico che comunque ruota sempre attorno al palcoscenico. E a questo proposito presto inizierò anche a fare i conti... Intanto lavoriamo a un importante progetto modenese legato alla memoria dell’ex-Amcm»

Sono tante le cose che in questi giorni passano per la testa di Claudio Longhi, neo direttore di Ert Emilia Romagna teatro, in sostituzione dello storico direttore di Ert Pietro Valenti rimasto in carica 22 anni. Longhi da due giorni è stato designato successore - dal primo gennaio prossimo e per 4 anni. Nato a Bologna nel 1966, Longhi è il coordinatore del corso di laurea magistrale dell'Alma Mater bolognese in Discipline della musica e del teatro, oltre che regista e direttore artistico. Il professionista è da tempo legato a Ert, in ultimo per l'ampio progetto "Carissimi Padri... Almanacchi della Grande Pace (1900-1915)". Anche ieri il regista-direttore, e docente universitario a Bologna, era a Modena al teatro delle Passioni per le audizioni degli alunni della scuola teatrale di Ert.E qui lo abbiamo raggiunto in una pausa.

Come sarà l'Ert di Longhi?

«Il bando pubblico al quale abbiamo partecipato prevedeva di stendere un progetto triennale naturalmente teorico. Dalla realtà ce ne corre e dovrò parlare con gli attori, come Antonio Latella e Pippo Delbono che tanti ci invidiano, i dipendenti, i tecnici e ci vorrà tempo. La mia idea è però legata a tre fattori principali, ricordando sempre che il teatro non è ricreazione».

Quali?

«Il teatro deve cambiare pelle, perché il mondo è cambiato e il teatro ha una funzione sociale importante in tutto ciò».

La seconda e terza caratteristica?

«Il rapporto con il pubblico dei teatri mi sta a cuore e per questo sono importati gli spazi di ricerca. Ecco dunque che dobbiamo tutti riflettere sui linguaggi da adottare».

Ora qual è la situazione? «Siamo un mondo in crisi, non certo solo a Modena anche se certamente non sono spaventato dal rischio di morte del teatro. A dire il vero tutto il settore dell'arte contemporanea mi pare in crisi. Certo occorre consapevolezza e anche la formazione è fondamentale».

Com'è succedere a un mostro sacro come Pietro Valenti? «Ho di lui la massima stima e gratitudine e lo ringrazio così come ringrazio il Cda che mi ha scelto».

Lei è regista e docente universitario, ora dovrà fare anche il manager...

«Non mi spaventa il lato manageriale del mio futuro impegno, sono due lati della stessa medaglia. Negli ultimi anni a Modena abbiamo sperimentato percorsi teatrali allargati in dialogo creativo con le realtà del territorio. Penso al Ratto d'Europa e a Carissimi padri che ora sono modelli diffusi in Italia. Continueremo così».

Ert corre il rischio di divenire Bologna-centrico?

«Assolutamente, saremo all'ex Amcm e proprio qui stiamo sviluppando un progetto che legherà i teatri e la sede con spettacoli da noi ideati. Recupereremo la memoria storica dei luoghi».

Ha dei maestri?

«Soprattutto mi sento vicino a Luca Ronconi, a Claudio Meldolesi e a Luigi Squarzina, il quale diceva che la regia non è solo estetica, ma anche produzione».

Di recente Valenti si è lamentato con il mancato arrivo di fondi dal Ministero.

«Ha ragione ora farò i conti, ma mi pare manchi circa un milione di euro».

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