Maranello, casa esplosa: troppo gas nella bombola
Chiusa l’inchiesta sui morti per l'esplosione della palazzina di Maranello nel gennaio 2015. L'affittuario della sala (dove sono morti la sua compagna e il padre di lei) non è indagato, lo sono invece il gestore del distributore di benzina dove la bombola che esplose venne riempita secondo l’accusa eccessivamente. La difesa: conta di più il difetto interno di saldatura
MARANELLO. Cosa provocò l’esplosione della bombola gpl una sera del gennaio 2015 nella palazzina di via Resistenza a Maranello che portò alla successiva morte di due persone e al ferimento grave di altri due?
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Le tre cause. Ora che le indagini del pm Luca Guerzoni sono concluse, emergono tre aspetti cruciali identificati in ben cinque perizie tra le parti coinvolte: il riempimento eccessivo della bombola avvenuto in un distributore, l’escursione termica elevata tra il momento del riempimento (7°) e la sua collocazione in una sala riscaldata (20°) e anche un difetto tecnico interno, non visibile a occhio nudo, riguardante una saldatura.
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L’importanza data all’ordine di queste tre cause sarà determinante per capire le responsabilità. Le indagini non hanno mai coinvolto l’affittuario dell’appartamento, il giovane che perse la convivente Greta Beninacasa e il padre di lei Alberto ed ebbe la madre di lei gravemente ferita.
I due indagati sono invece il 41enne di Maranello gestore del distributore dove fu caricata la bombola di gpl e il proprietario della casa, un maranellese di 58 anni, padre dell’inquilina al piano di sotto.
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Troppo piena. L’indagine è conclusa e presto il pm presenterà le eventuali richieste di rinvio a giudizio, dopo che il collaudatore, il proprietario e il costruttore della bombola sono stati estromessi dalle indagini. Tutti gli accertamenti rientrano nell’ambito della perizia tecnica condotta dal consulente della Procura, ingegner Walter Tuzi, nel corso di un accertamento tecnico irripetibile che ha prodotto la dissezione e l’analisi della bombola squarciata. Anche nella sua ultima memoria, Tuzi ha chiarito che al momento dello scoppio della bombola che non era in uso prima dell'esplosione la pressione era elevata: molto oltre i 30 bar.
Questo elemento secondo il perito del pm è stato determinante: la causa è stata un eccessivo riempimento della bombola con gpl comperato al distributore unito all’escursione termica di 13 gradi. Il difetto interno alla bombola viene sì riconosciuto ma non è valutato come determinante.
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Bombola difettosa. Al contrario, per il perito della difesa, ingegner Francesco Molinini, il difetto di saldatura interno alla bombola è stato cruciale per l’esplosione, mentre le altre due cause sono importanti ma non determinanti: se la bombola non fosse stata difettosa, anche a quelle condizioni di riempimento estremo e di sbalzo di temperatura non sarebbe avvenuta l’esplosione. Consulenze condotte da consulenti delle parti offese (i Benincasa e l'affittuario dell'appartamento) sottolineano che il difetto può essere stato concausa delle due cause principali. Infine, una quarta perizia non esclude una parità di cause tra le prime due e il difetto. Insomma, è evidente che ci sarà battaglia.
Rinvii a giudizio? Intanto i due indagati rischiano una richiesta di riinvio a giudizio per omicidio colposo e mancato rispetto della legge sulla gestione del gpl.
Sempre in merito all'indagine l'avvocato Cinzia Bernini del Foro di Modena unitamente al proprio assistito Gabriele Pinna informa che l'articolo dal titolo “Casa esplosa: troppo gas nella bombola" a firma Carlo Gregori, che è stato pubblicato il giorno 23 settembre 2016 sulla Gazzetta di Modena, sia alla pagina "Fiorano-Formigine-Maranello" del giornale in formato cartaceo, sia nella relativa versione digitale (e di cui i sottoscritti hanno avuto notizia soltanto domenica 25 settembre), ha riportato un fatto non corrispondente a verità. Segnatamente, nel corpo di tale articolo, il cui sommario recitava “Maranello. Chiusa l’inchiesta sui morti, restano due indagati. L'accusa: riempita all'eccesso. La difesa: difetto di saldatura.", è stato precisato che "Due gli indagati: l'affittuario dell'appartamento, il 41enne che perse la convivente Greta Benincasa e il padre di lei Alberto ed ebbe la madre gravemente ferita; e....”. Trattasi di notizia non veritiera, in quanto il signor Gabriele Pinna, all'epoca del fatto compagno di Greta Benincasa ed affittuario dell'appartamento ove è avvenuta l'esplosione della bombola, non è mai stato indagato in relazione a detto fatto ed anzi è sempre stato, ed è tuttora, unicamente persona offesa dal reato nell'ambito del procedimento penale che si è correlativamente instaurato". <pur prendendo="" atto="" della="" intervenuta="" modifica="" del="" testo="" dell'articolo="" in="" questione="" nella="" versione="" digitale="" giornale="" -="" effettuata="" ieri="" 26="" settembre,="" immediatamente="" dopo="" la="" richiesta="" di="" rettifica="" oralmente="" avanzata="" al="" giornalista="" firmatario="" dal="" sottoscritto="" difensore,="" nome="" e="" per="" conto="" signor="" pinna="" -,="" si="" ritiene="" doverosa="" ed="" anzi="" imprescindibile="" una="" rettifica,="" da="" effettuarsi="" sia="" sul="" formato="" cartaceo,="" relativa="" digitale,="" che="" dia="" espressamente="" inequivocabilmente="" erroneità="" circostanza="" riportata="" nel="" sopracitato="" articolo="">
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