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Da Montale alla Mongolia: 11mila chilometri in moto

di Agnese Facchini
Da Montale alla Mongolia: 11mila chilometri in moto

Castelnuovo. L’avventura in solitaria di Pietro Petrocchi attraverso l’Asia «Paesaggi unici e persone fantastiche che mi hanno accolto come uno di loro»

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CASTELNUOVO. Undicimila chilometri, un motociclista e 35 giorni di tempo. È il trinomio del viaggio estremo di Pietro Petrocchi, castelnovese di 30 anni che ha scelto di esplorare i più reconditi angoli del suo animo, entrando in contatto con le terre sconfinate della Mongolia. «È il viaggio di chi ama esplorare in moto, perché si incontrano prove e difficoltà che caratterizzano la vera avventura». Sorride Pietro, per far riaffiorare alcuni momenti clou: «Come quando, dopo avere attraversato la Siberia e il sud della Russia, ho varcato i confini della Mongolia e mi hanno fermato per un documento di cui non conoscevo l’esistenza e per il quale occorrevano 400 euro: il primo villaggio era a 100 chilometri di distanza, mi hanno sequestrato la moto e ho impiegato tre giorni, facendo l’autostop e dormendo insieme a una famiglia mongola nel loro yurt (capanna tipica della Mongolia, ndr) fino a quando non ho potuto prelevare il denaro e tornare alla dogana». L’avventura vissuta con pochi oggetti, solo ciò che poteva essere caricato sulla Yamaha Ténéré che ora sta volando indietro da Ulan Bator su un aereo cargo, qualche conoscenza di meccanica base e il desiderio di riempirsi delle esperienze di un mondo radicalmente diverso dall’Occidente. «Sono vegetariano e prima di partire sapevo che avrei trovato aree dove l’alimentazione è basata quasi completamente su carne di capra, per non parlare dell’ostacolo linguistico che rappresenta il cirillico in area russa o della quasi totale assenza dell’inglese in Mongolia; tuttavia mi sono adeguato, ho mangiato carne insieme alle persone che mi hanno ospitato senza conoscermi, accogliendomi a braccia aperte e dedicandomi una risorsa preziosa che in Europa abbiamo dimenticato: il tempo». Interessante l’incontro tra gli abitanti dei villaggi e la tecnologia di Pietro, con la sua moto e la telecamerina sul casco, che ha suscitato fascino e interesse di chi voleva toccare con mano questi oggetti o farsi una foto. Pietro, appassionato di animali, è partito da Montale portando con sé anche una piccola opera di beneficenza: attraverso il crowd funding e qualche sponsor, ha raccolto mille euro da donare all’Oasi di Mirabello Sannitico, un canile fondato e gestito da volontari che accoglie 200 cani in Molise». Gli animali sembrano essere il fulcro su cui verte il polveroso viaggio: «Cos’ho trovato in Mongolia? Paesaggi immensi, dove le aquile dominano il cielo, i cavalli selvaggi corrono senza padrone e i cammelli sono allo stato brado… un’esperienza da vivere assolutamente».

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