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Emilceramica, destini opposti per i soci

Emilceramica, destini opposti per i soci

Sassi potrebbe restare in azienda, Tioli intenzionato a lasciare. Per definire l’affare rimane solo la joint venture indiana

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Da tempo la notizia del possibile acquisto di Emilceramica (ora Emilgroup) da parte del gruppo statunitense Mohawk rimbalzava negli ambienti della ceramica e non è quindi una sorpresa per gli addetti ai lavori, che stanno aspettando l'annuncio ufficiale consapevoli comunque che poco dovrebbe cambiare per chi oggi ha rapporti con il grande gruppo ceramico fioranese.

Come già avvenuto per il colosso Marazzi, acquistata in blocco nel 2012, il Gruppo americano Mohawk ha mostrato di non avere interesse né tendenza a destrutturare le società che entrano a far parte della sua orbita. E non acquista, come si era già capito allora, aziende decotte da risanare ma marchi solidi e che siano qualificati.

Emilceramica addirittura è uno dei gruppi che negli ultimi tempi hanno saputo rilanciarsi al meglio, tornando, dopo gli anni della crisi economica che non l'avevano risparmiata, a determinare segni positivi e a incrementare la sua presenza nel mondo.

Solo quattro giorni fa uno dei due titolari, Sergio Sassi, aveva spiegato in un'intervista gli sviluppi dell'azienda di cui è al momento vicepresidente. Al Cersaie della prossima settimana saranno allo stand di Emilgroup anche i prodotti a marchio Nexion, realizzati in India dalla joint-venture creata l’anno scorso con il gruppo indiano Simpolo. Prodotti rivolti innanzitutto al mercato indiano. La consociata Emilasia invece, basata ad Hong Kong, sta aiutando a consolidare la presenza Emilceramica a Singapore, nelle Filippine e nella stessa Hong Kong sia con Nexion sia con i brand di Emilceramica.

I prodotti dell'azienda di via Ghiarola nuova piacciono molto in Estremo Oriente e anche questo potrebbe essere uno degli obiettivi di Mohawk, che con Marazzi era già forte in America e in Russia. Resterebbe solo il nodo della joint venture indiana, che non avrebbe convinto gli acquirenti, da sciogliere prima delle firme definitive. Al termine delle quali i due punti di riferimento di Emilceramica, vale a dire William Tioli e Sergio Sassi, potrebbero seguire strade diverse: il primo sembra intenzionato a lasciare, accompagnato da una consistente buonuscita, il secondo potrebbe restare con ruolo che non è ancora stato definito nei particolari.

A parte i dettagli finali, resta la realtà di una mega-fusione, all'interno di un gruppo da 3 miliardi di euro di fatturato, della prima e dell'ottava azienda ceramica italiana, a segnare una sempre più evidente concentrazione di marchi nelle mani di pochi grandi gruppi: un passaggio, quello dal distretto delle piccole e medie imprese alle grandi concentrazioni, reso praticamente obbligato dal mercato globale e dalla crisi, entrambi elementi che hanno costretto ad aumentare il peso specifico delle imprese.

Dalla sede di Emilceramica non possono ovviamente uscire dichiarazioni ufficiali, ma nemmeno smentite, sulla grande operazione. Anche se da ambienti molto vicini alla proprietà si sottolinea come la vicenda di Marazzi dimostri che anche il futuro di Emilceramica non potrà presentare stravolgimenti ma semmai solo investimenti per una crescita ulteriore.

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