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Faso: «Presto la verità» Ma il suo futuro è in bilico

di Alfonso Scibona
Faso: «Presto la verità» Ma il suo futuro è in bilico

Il comandante della polizia municipale rinviato a giudizio si difende dalle accuse «In aula potrò raccontare la mia versione». Il Comune valuta una sospensione

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Non proprio un fulmine a ciel sereno, visto che il tutto risale ad oltre 4 anni fa, ma una notizia che ha fatto scalpore proprio sì. La notizia che il comandante della polizia municipale Stefano Faso è stato rinviato a giudizio per aver mostrato la pistola di ordinanza nel corso di un diverbio fuori dal territorio comunale di Sassuolo (entro i limiti del quale, secondo la legge, può essere portata l’arma in dotazione) ha fatto velocemente il giro della città ed oltre. I fatti, tra l’altro, risalgono al 2012, col tempo che cancella, se non completamente quasi, la cronaca dalla memoria. Non così avviene per la giustizia ordinaria, che ci mette quattro anni ed oltre per chiudere una istruttoria e rinviare a giudizio l’interessato (erano due ma l’altra persona è stata assolta da un’imputazione minore a quella plurima sul comandante: minacce, abuso di potere e detenzione illegale d’arma). Sulla vicenda la Procura di Modena ha rimesso il carteggio al gup Andrea Romito, che ha deciso per il processo i cui tempi allungheranno la vicenda di almeno un altro anno.

«Niente da dire - ha dichiarato l’interessato - su una cosa che è distante anni e per la quale spero si possa presto arrivare ad un dibattimento per raccontare ancora una volta la mia versione dei fatti di quel giorno. Sono fiducioso nella giustizia e in quello che verrà fuori».

Credo nessuno, umanamente, possa attendersi molto di più di quanto affermato a denti stretti e con un disagio palpabile, dal comandante della polizia municipale sassolese. In città, complice il web, ma anche le locandine e le prime pagine dei quotidiani cartacei, la notizia si è sparsa in un attimo.

Poche risposte anche dall’amministrazione. Il sindaco Claudio Pistoni non ha rilasciato nessun tipo di dichiarazione, riservandosi di approfondire l’argomento dopo aver fatto luce sui fatti e dopo aver capito che tipo di provvedimenti, per questa situazione siano da prendere o “si debbano prendere”. Sembra (ma servono conferme) che gli approfondimenti del caso siano stati assegnati al segretario generale del Comune, che si è riservato di rispondere a quanto richiesto dall’amministrazione comunale in tempi relativamente brevi. Non ci sono però precedenti conosciuti (almeno in zona) secondo i quali si debba decidere la sospensione o meno dal servizio e tutto questo porta a ulteriori difficoltà nel prendere o meno una decisione a riguardo. Nel giro di qualche giorno, in ogni caso, se ne dovrebbe sapere di più, anche se il clima di disorientamento che circonda il “palazzo” è davvero intenso.

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