Udi: «Più chiarezza sui consultori e sulla Legge 194»
Anche le modenesi si mobilitano per sollecitare una svolta «I servizi non vanno più nella direzione chiesta dalle donne»
Adesso basta. Uno slogan frutto e conseguenza di campagne/lotte portate avanti da anni e che, spesso, sono rimaste inascoltate o sospese.
L'Udi, Unione donne in Italia, in occasione della giornata mondiale della contraccezione, prevista per il 26 settembre, da avvio ad un anno di mobilitazione e su un ventaglio di questioni che, per l'associazione, sono tutt'ora irrisolte; per quella data l'Udi di Modena sarà, al pari delle sezioni locali di altre città emiliano-romagnole, davanti alla sede di via Aldo Moro a Bologna, dalle 11 alle 13.
Nel corso della manifestazione, alla quale hanno aderito tra gli altri la Cgil di Modena, l'associazione Gruppo donna e giustizia, l'Arcigay, l'associazione Differenza Maternità, la cooperativa sociale Aliante e il Centro documentazione donna, saranno consegnati agli assessori regionali, in primis quello della Sanità Sergio Venturi, i dossier provinciali sui stati di salute dei consultori, sulla contraccezione, sulla legge 194 e l'obiezione di coscienza. Non solo: al centro anche la maternità e il suo valore sociale e l'educazione sessuale nelle scuole.
Dossier che non fornisce numeri statistici, ma intende "sintonizzare" le istituzioni ai temi che stanno a cuore all'Udi e che riguardano l'emisfero femminile a 360°. In particolare gli argomenti che l'associazione vuol evidenziare sono le rilevazioni sugli accessi ai consultori, gli obiettori di coscienza e la legge 194 tout court. Secondo l'Udi sono necessari tavoli misti permanenti per ripristinare il contatto con le utenze.
«A noi sembra, fa sapere Laura Piretti, responsabile dell'Udi nazionale, che i servizi e le donne stiano andando in due direzioni opposte nel senso che i primi non rispondono più a quelle che sono le esigenze delle seconde». In particolare sul banco degli imputati ci sono il monitoraggio degli accessi ai consultori. Numeri che possono diventare l'ago della bilancia sul proseguo dell'attività del servizio e che in alcuni casi non rispecchiano il dato reale: «ad esempio, spiegano dalla sede di via del Gambero, nel 2015 figura che due modenesi di 64 anni si sono rivolte al servizio per l'interruzione volontaria di gravidanza (IGV)».
Tutto può succedere, ma l'ipotesi più accreditata dall'Udi è che, in questi due casi, si tratti più di menopausa che di gravidanza, resta comunque l'errore registrato da chi classifica i dati. Altro elemento di discussione è l'obiezione di coscienza. All'ormai nota situazione di Pavullo dove il personale medico obiettore raggiunge il 100% c'è anche quella di Modena dove il dato si attesta al 50% «una enormità, spiega Laura Piretti, per questo chiediamo una seria regolamentazione della legge. L'obiezione di coscienza è una pratica giuridica riservata ad una minoranza, se diventa una pratica di maggioranza vuol dire che c'è qualcosa che non va».
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