Addio all’Hotel Fini Tra debiti e silenzi chiude l’albergo vip
Senza lavoro 26 dipendenti. Telefoni muti, porte sbarrate Chi ha prenotato trova scritto: «Rivolgetevi altrove»
«Sorry for disease. Scusate il disagio».
La scritta bilingue a pennarello è l’ultimo atto che ha portato alla chiusura dell’Hotel Fini in via Emilia, sbarrato dal 15 settembre dopo che la proprietà di immobile e marchio ha messo la parola fine a una sofferta agonia per uno dei simboli dell’hotellerie modenese.
Con un foglio di carta appeso dietro alla porta a vetri, uno dei 26 dipendenti rimasti senza lavoro, informa i clienti della chiusura definitiva. E chi ha già fatto la prenotazione, inviato magari una caparra? L’invito è quello di rivolgersi al sito Booking.com per trovare un’altra sistemazione.
Un disastro annunciato insomma. Da un anno e mezzo, da quando l’ultimo ramo della famiglia Fini ha ceduto quello restava dei gioielli di famiglia, l’albergo a quattro stelle vicino al Policlinico, il girotondo dei passaggi di proprietà e di gestione è stato vorticoso.
L’epilogo finale è arrivato dopo una lunga serie di mancati pagamenti all’Immobiliare Nadia e alla Bper, proprietari della struttura. Dalla cessione alla famiglia Folchi di Massa Finalese, poi finita in guai giudiziari per vicende legate ai fondi per la ricostruzione post sisma, l’Hotel Real Fini di via Emilia è passato per tre mani e tre gestioni, sino al curatore fallimentare di Bologna.
Viveva di clientela affezionata alla nostalgia, di rappresentanti che prenotavano all’ultimo minuto, di viaggiatori last minute e poco altro che si rassegnavano alle stelle decadute di una struttura che nei fiorenti anni ’80 e ’90 ospitò i più bei nomi dello spettacolo e dell’economia. Oggi, anche se sui siti di prenotazione il collegamento è stato cancellato, resiste quello dell’albergo, ancora non eliminato, con le foto scintillanti dei bei tempi, i mobili in legno massiccio e le boiseries, le date aggiornate come se fosse ancora funzionante.
Al centralino però non risponde nessuno, l’insegna e il marchio sono stati coperti da settimane.
«Niente da fare, un albergo chiuso non rende più nulla. È azzerato - spiega accorato Amedeo Faenza, responsabile modenese di Federalberghi - Il nostro primo pensiero deve andare ai dipendenti di quella struttura, rimasti senza lavoro e senza ipotesi alternative di ricollocamento. Da modenesi dispiace veder finire uno dei simboli più famosi del mondo nel nulla. Guardiamo avanti: c’è la volontà per trovare soluzioni alternative, che facciano riaprire i battenti alla struttura. Noi come Federalberghi siamo pronti da subito a sederci con i diretti interessati, ovvero la proprietà, per capire cosa si può fare. È chiaro che oltre ai debiti pregressi, alle spettanze ai lavoratori, c’è anche un problema di investimenti. Nell’ipotesi in cui i proprietari dell’immobile vogliono affidare la gestione di un albergo di quelle dimensioni devono scegliere professionisti che credono in quell’obbiettivo e che hanno la gestione alberghiera come obbiettivo del loro lavoro. Chi entrerà, se entrerà, dovrà anche tirar fuori molti soldi per ristrutturare da cima a fondo l’ex hotel».
Di quelle 80 stanze cosa resta? Un blasone scolorito. Sui circa 30 alberghi di Modena e dei 200 di tutta la provincia, i circa 3000 posti letto offerti al turismo delle manifestazioni o dei convegni hanno una larga scelta. La scommessa di riaprire un altro quattro stelle è in salita.
Saverio Cioce
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