Gazzetta di Modena

Modena

La comunità si è stretta ai suoi pastori

Un rito semplice, breve, ma intenso e ricco di commozione. La comunità modenese non ha fatto mancare il proprio affetto per la traslazione del vescovo Benito e del vescovo Antonio dal cimitero di San...

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Un rito semplice, breve, ma intenso e ricco di commozione. La comunità modenese non ha fatto mancare il proprio affetto per la traslazione del vescovo Benito e del vescovo Antonio dal cimitero di San Cataldo in Duomo. Nel momento in cui le salme venivano collocate sotto il dipinto di Dosso Dossi raffigurante San Sebastiano, nella navata sinistra, vicino alla scalinata che porta alla sagrestia, i modenesi si sono stretti ancora una volta ai loro pastori, mons. Benito Cocchi e mons. Antonio Lanfranchi, due uomini che in modi e tempi diversi hanno lasciato un segno della chiesa modenese. «I vescovi che oggi accompagniamo alla sepoltura nella loro cattedrale hanno amato e servito il loro popolo. – ha spiegato don Erio Castellucci nell’omelia, durante la messa concelebrata tra gli altri da mons. Lino Pizzi,, mons. Giuseppe Verucchi, mons. Ignazio Bedini, e mons. Luigi Chiesa, – Dobbiamo rovesciare l’immagine che spesso ci facciamo della Chiesa come una piramide. Papa Francesco ha ricordato che la Chiesa è semmai una piramide capovolta, il cui vertice si trova al di sotto della base, così che il vescovo è vicario di quel Gesù che nell’ultima cena si è chinato a lavare i piedi degli apostoli. Aggiungerei però un’altra immagine: quella dell’iceberg; se la piramide capovolta illustra bene il servizio, la montagna di ghiaccio sommersa illustra bene l’amore. Come un iceberg, l’amore è in grande misura sommerso, ma proprio questa parte nascosta permette alla punta di emergere. È così l’amore reciproco dei coniugi, è così l’amore dei pastori verso gli altri fedeli. Siamo grati al Signore – ha concluso il vescovo Erio – perché nei vescovi Benito e Antonio ha regalato a noi, suo popolo, due testimoni di un amore profondo e mai esibito, spesso nascosto, ma reale, accogliente e severo insieme».

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