Modena, coppia "aperta": lui s'ingelosisce, si fanno guerra in tribunale
E' finita con un duello legale in tribunale a Modena una separazione tra ex coniugi che conducevano un ménage "aperto". La moglie invitava escort e trans a casa e lui andava al night. La Corte d’Appello di Bologna respinge le lamentele dell’ex marito che diventato geloso ha tolto tutto alla coniuge: per i giudici era ben consapevole dello stile di vita che conducevano
MODENA. Quanto può essere “aperta” una coppia prima che il matrimonio svanisca nel nulla? È l’argomento affrontato dalla sentenza della Corte d’Appello civile di Bologna per una causa discussa a Modena. Una vicenda legata a una separazione piuttosto movimentata di due ex coniugi - un modenese 50enne e una colombiana - dai gusti sessuali molto accesi.
La moglie, un’ex entreneuse ritiratasi a vita privata, frequentava trans e prostitute portandole anche in casa. Per due anni lui non ha detto niente e anzi ne approfittava per andare per night con amici. Poi non ce l’ha più fatta e l’ha rimproverata per le frequentazioni fino a toglierle i soldi e persino il cibo. Di qui il naufragio del matrimonio, la separazione finita nel peggiore dei modi e le domande di addebito che sviscerano lo stile di vita della coppia.
La Corte d’Appello condanna l’ex marito perché in una situazione come quella descritta dagli atti era chiaro che i due vivessero seguendo una condotta accettata da entrambi. E quando lui ha protestato, la disgregazione familiare era ormai cosa fatta.
Lei è una bella colombiana. Un tempo era pagata per passare le serate sul divanetto di un night club. E uno dei clienti era il modenese che poi si è innamorato di lei, ricambiato. Nel 2002 i due diventano conviventi. A quei tempi lei era già uscita dal giro e il night era stato chiuso per prostituzione. Tuttavia, continuava a frequentare “colleghe” e amici transessuali. Persino nel 2005, dopo che i due si erano sposati, a casa loro entravano e uscivano prostitute di alto bordo e trans, compreso un loro vicino.
Lei passava le serate con il suo variopinto giro promiscuo, mentre lui usciva con amici per andare per night. Una coppia molto aperta, che conduceva una vita benestante, da quanto poi ha riferito lei: l’ex marito girava in Maserati e aveva una Ferrari in garage; il suo tenore di vita era elevato dato che aveva un lavoro che procurava un ottimo reddito mentre lei viene descritta dagli atti come «priva di particolare qualificazione professionale». In questo vorticoso giro di sesso e amicizie variegate, dal 2007 lui si lamenta dei tradimenti della moglie dopo aver ingaggiato un investigatore che aveva tallonato la moglie scoprendo prove di incontri erotici. Ne parla anche con un amico dicendo che non ne può più. Inizia a tagliarle i fondi, le chiude la carta di credito e anche il frigo. Nel 2009 i due arrivano a una separazione giudiziale dove fanno fuoco e fiamme davanti al giudice.
Lei ottiene un assegno di mantenimento di 1.800 euro ma non le basta. Inizia una guerra tra avvocati e accusa l’ex marito di non essere quel poveraccio in bolletta che dice di essere, un uomo indebitato con la madre per mezzo milione, ma anzi di avere cospicui proprietà immobiliari e investimenti; beni intestati alla nuova convivente o alla madre stessa.
La Corte d’Appello di Bologna ora ha sentenziato che l’impugnazione della sentenza del giudice di Modena, che dava ragione alla ex moglie, è infondata: gli atti mostrano «un storia di coppia basata su uno stile di vita condiviso» che può essere discutibile ma era alla luce del sole: le sue lamentele e gelosie tardive erano inutili perché sapeva bene che quello era il loro ménage.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
