“Essere o non essere Lambrusco?”.
Il Lambrusco come la fenice, il mitologico uccello di fuoco è rinato dalle proprie ceneri, per quanto oggi qualcuno tenti di far passare in chiave nostalgica l'era del vino in...
Il Lambrusco come la fenice, il mitologico uccello di fuoco è rinato dalle proprie ceneri, per quanto oggi qualcuno tenti di far passare in chiave nostalgica l'era del vino in lattina, a essere imprigionato dentro a un barattolo non fu solo un vino ma la dignità di un territorio, lo stupro di un vessillo, il vilipendio di tutti quei produttori grandi e piccoli che guardavano con sdegno questo piazzale Loreto del vino nostrum.
Fortunatamente la moda finì ma il prezzo fu una totale defolt dell'immagine del lambrusco.
Questa è storia e appartiene al passato ormai ci siamo abituati a considerare il Lambrusco un vino dalle grandi potenzialità, tante cantine producono etichette che sbancano premi e importanti attestati di qualità, ma altrettanto onestamente abbiamo coscienza che prodotti di scarsa qualità a marchio Lambrusco invadono gli scaffali dei supermercati di tutto il mondo.
Continuare a vantarci di essere il vino più venduto al mondo rischia di essere controproducente se continuiamo ad apparire agli occhi del globo terreste come il bottiglione di vino amabile con tappo a vite a bassissimo prezzo e qualità.
Forse è giunto il momento di porci il quesito: “Essere o non essere Lambrusco?”.
Uno spartiacque che separi il bambino dall’acqua sporca: lasciamo il marchio lambrusco e puntiamo sulla qualità e sul territorio, sulle D.O.P, rinunciando alla parola Lambrusco in etichetta per distinguerci da chi produce prodotti di bassa qualità a prezzi imbarazzanti.
Così il Lambrusco diventerà semplicemente Sorbara D.O.P esaltando il territorio, non è forse questa la strada che l'Europa ci indica da decenni?
E così sarebbe per Castelvetro e Santa Croce con disciplinari riveduti alzando ulteriormente l'asticella della qualità, il Brunello di Montalcino non ha nulla da temere dal fatto che non viene chiamato col nome del vitigno Sangiovese.
Legare il Lambrusco a un cartellone toponomastico in provincia di Reggio Emilia e allargare la zona a tutta l'Emilia creando una I.G.P. Lambrusco dell'Emilia non è certo una strada che fa apprezzare il territorio ma una brutta scorciatoia, un traforo facile e veloce ma senza panorama.
Il sasso è stato lanciato nel mare nostrum, attendiamo di vedere le piccole onde che si allargano a cerchi concentrici, perché il Lambrusco sia soprattutto come diceva Edmondo Berselli il vino più divertente del mondo!
* Il Lambruscologo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
